lunedì 17 agosto 2026

Oltre il silenzio: Santa Maria di Pugliano

A cinque chilometri da Paliano, immerso nel silenzio di una collina che guarda la Valle del Sacco, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. È il Convento di Santa Maria di Pugliano. Le sue origini si perdono tra le pieghe della leggenda e della storia. Si narra di un’immagine sacra, perfetta e prodigiosa, portata fin qui da due fratelli giunti dalle lontane terre di Puglia. È la "Puglianella", la Vergine che veglia su questo lembo di Ciociaria."

Ogni pietra qui racconta una lotta per la sopravvivenza. Che sia nata come ex-voto dopo le feroci guerre tra i Colonna e il Papa nel 1486, o come pertinenza dell’antico castello di Pullianum, citato già nel 1227, questa chiesa è sopravvissuta a tutto. Alle distruzioni belliche del XVI secolo, alla Guerra di Campagna, e persino all'occupazione della divisione corazzata tedesca Hermann Göring durante il secondo conflitto mondiale.

Il destino del complesso cambia nel 1755, quando il cuore pulsante di questo luogo diventa il nuovo ordine fondato da San Paolo della Croce: i Passionisti. Sotto la guida di padre Tommaso Struzzieri, la collina diventa un punto di riferimento spirituale per tutta la Ciociaria. Qui, uomini come i beati Domenico Bàrberi e Grimoaldo Santamaria hanno forgiato il loro cammino, lasciando un’impronta indelebile nella vita e nell'apostolato di questo territorio.

L’aspetto attuale è il frutto di secoli di rinascite. La facciata, con il suo rigore solenne, ci accoglie con la maiolica che ritrae l’apparizione della Madonna al fondatore dei Passionisti. All’interno, la navata unica ci avvolge in un abbraccio di luce e semplicità, guidando lo sguardo verso l’abside semicircolare, cuore della preghiera che, da secoli, non conosce interruzioni.

Oggi, Santa Maria di Pugliano non è più soltanto un convento, ma il centro vivo di una parrocchia rurale che abbraccia oltre 500 famiglie. È un luogo di accoglienza, memoria e identità. Dalle antiche guerre feudali alla cura quotidiana della comunità, la 'Puglianella' continua a essere, ancora oggi, il faro silenzioso sulla collina di Paliano.

Qui il video 

domenica 2 agosto 2026

Rosita Panetta

 


Nata nella Locride e vissuta a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) nei primi anni della sua vita, è torinese di adozione. Scrive poesie e piccoli racconti e da un paio di anni piccoli testi teatrali. Ama dipingere, fotografare nuvole e soprattutto volare, fonte di ispirazione e dei suoi pensieri. Avida osservatrice del mondo che la circonda, vede il bello anche quando si fa fatica nel cercarlo.Organizza piccoli eventi poetici e musicali.

Dal 2010 ad oggi, partecipa ad alcuni concorsi che le conferiscono riconoscimenti e inserimento in varie antologie.

Organizza l’evento “L’Amore dietro le Parole” per San Valentino in una libreria torinese che diventa rassegna poetica presso la casa del quartiere “i Bagni Pubblici di Via Agliè”.  

Gli eventi “Voci e note dall’Universo” presso il “Polo Astronomico di Alpette” nel Parco del Gran Paradiso in estate e “Innamorati sotto le Stelle” in occasione di San Valentino.

Nel settembre 2020 pubblica la sua prima silloge poetica “Un bacio lungo un secondo” Pathos Edizioni

Riceve vari riconoscimenti attraverso la partecipazione a vari concorsi, insignita del riconoscimento “Alfiere dell’arte e della Poesia” 2020, 2021 e 2022, del “Diploma di Onore al Merito Culturale 2021” e “Diploma per la Pace e la Libertà 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025.

Dal 2021 ideatrice di “VersiAppesi” collaborando con le scuole della propria città.

Dal 2023 collabora con il museo “Officina della scrittura” che fa parte della manifattura della penna Aurora. A maggio 2025 viene inserita nella pagina poetica Wikipoesia 

Il 18 maggio 2025 pubblica la sua seconda silloge “Con una sciarpa a coprirmi il cuore” Pav Edizioni.

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La solitudine che sento


Fuori piove e volo

tra le note di un notturno

in riva al silenzio di un fiume.

All'ombra di un salice

appoggio la mia schiena.

D'aria le tue mani

sfiorano labbra

arse dal deserto

senz'acqua da giorni.

Nutro speranze come fiori

piccoli e delicati

annaffiati d'attenzioni

che dissolvono crucci esistenziali,

me li attacco al cuore

allo stomaco

alla bocca

mi ci adorno i capelli,

le ho nell'anima,

non so se mi vedi solo tu

o solo io

che vago tra le righe adorna

alla ricerca della perfezione.

Sono così come mi vedi

così come mi senti,

lontana e vicina

con gli occhi sempre persi

nel cerchio della vita.

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Forse il bacio ha il rumore dei sospiri


Un bacio non fa rumore

schiocca nel silenzio dell'anima

rotola nello stomaco come un sasso nello stagno.

Un tuono, scontro di due nuvole innamorate.

Il fruscio di ali di farfalle 

che si alzano in volo 

abbracciano il cuore e danzano,

danzano sulle note di un valzer 

sulla scia del tiepido vento estivo.

Un bacio si perde in quegli occhi socchiusi 

sotto un lampione che illumina la neve,

in un brivido che pervade il corpo

e non ci si sfiora per paura che la magia svanisca.

Ci si guarda,

le gote rosse,

e si sorride sospirando...

Forse il bacio ha il rumore dei sospiri.

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venerdì 31 luglio 2026

Fiorella Giovannelli

 


Poetessa, scrittrice e sognatrice, originaria del reatino ma apriliana d'adozione. Scrivo da quando ero ragazza e negli anni ho trasformato la mia passione in un ponte verso il mondo: autrice di tre raccolte, premiata in numerosi concorsi e tradotta all'estero (in Serbia e in Grecia).

​Co-fondatrice dell'Associazione L@ Nuov@ Mus@ e Ambasciatrice della Poesia Italiana in Messico, le mie poesie vanno in onda ogni sabato alla radio messicana. 

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Appartenersi


Comunione di carni e d’anime,

due randagi persi nella complicità non è il peccato oscuro di Gowther,

non c’è colpa che ci possa condannare:questo nostro legame è canto d’amore,

una consapevole e violenta misticanza.

 

L’amore che ti porto è ferita aperta, è una lama che squarcia e dà felicità,

un restare sospesi sopra il precipizio, in bilico perenne

tra furore e grazia.

 

Ti cerco nel reclamare delle labbra di mela rossa succose di vita,

nel filo di un respiro trattenuto,

tra i nostri corpi mai arresi all'utopia.

 

Siamo ostie consumate sui cuscini,

altari eretti sopra un tempio pagano dove il sangue si fa vino da bere,

ogni peccato si trasforma in santo.

 

Ci spogliamo del sacro per trovarci umani,

inchiodati a questo letto che ci brucia,

mentre l’odore denso del tuo corpo, diventa la mia sola, vera preghiera.

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Quel poco che resta

 

L'amore è passato come il mare attraversa la notte

non lascia impronte, 

eppure il sale brucia ancora sulla pelle delle rocce.


Non chiedere alla mia carne di imparare l'assenza.

Le mie mani ricordano il peso del tuo nome,

come gli alberi trattengono il brivido del vento anche quando l'aria tace.


Lascia nella mia isola una conchiglia cieca,

una pietra ancora calda di sole,

qualcosa che continui a masticare il tuo passaggio.


Le parole che ci siamo detti non ci appartengono più.

Sono semi conficcati nella terra: anche nel buio, 

aspettano la pioggia per farsi radice.


Ieri il giorno era un frutto spaccato dalla luce.

-Oggi una sola nube ha insegnato al cielo l'immensità dell'ombra-.

Ed io, come una riva ferita che non smette di chiamare il mare,

custodisco questa cenere,

perché anche una sola scintilla conosce il segreto dell'incendio.


Non strapparmi quel poco che resta.

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