domenica 6 settembre 2026

Può l'I.A. pretendere conquiste su terreni non autorizzati?

Il rapporto tra intelligenza artificiale e poesia rappresenta uno dei territori di confine più affascinanti e dibattuti del nostro tempo. Tocca domande radicali: cosa rende umana l'esperienza artistica? Quanto e come l’IA potrà avvicinarsi all’espressione del sentimento umano?

La tentazione della mimesi: l'algoritmo e il verso

Di primo impatto, la poesia generata dall'intelligenza artificiale può sembrare un miracolo di ingegneria linguistica, di costruzione esatta dei canoni espressivi propri di questa forma espressiva. Essa, lo sappiamo, sfruttando enormi quantità di dati e modelli avanzati sanno combinare versi, rime, applicare metriche, figure retoriche e campi semantici con una precisione formale sbalorditiva. Possono perfino elaborare testi riconducibili, per stile e assonanza, ai grandi poeti del passato quali quello di Leopardi, di Ungaretti o di Bukowski in un batter d’occhio.

Eppure, questa abilità evidenza una distinzione fondamentale:

L'IA calcola ed elabora le probabilità delle parole. Il suo obiettivo è svolgere il compito assegnato, trovare insomma, la sequenza di termini statisticamente più coerente con il prompt ricevuto.

Il poeta vive la contraddizione, la spiritualità, il conflitto interiore che si esprime attraverso i sentimenti e i propri sensi. La scrittura umana nasce da un attrito esistenziale: il dolore, la gioia, il lutto, il mistero, il tempo che segna il ritmo della vita che corre e la consapevolezza della propria mortalità.

La poesia come ferita, non come sintesi

La grande poesia non è mai un esercizio di stile fine a sé stesso; è una ferita aperta da cui il linguaggio prova a farsi strada. Quando leggiamo un verso memorabile, non cerchiamo la perfezione computazionale, ma il riconoscimento di un'anima, di uno stato o di un frammento di mondo sconosciuto e allo stesso tempo universale.

L'intelligenza artificiale non conosce la solitudine, non ha paura della morte e non conosce il silenzio che precede l'espressione. Manca di ciò che i filosofi chiamano intenzionalità e vissuto biografico, elementi interconnessi poiché le esperienze vissute plasmano le intenzioni e le percezioni di una persona.

Per questo la poesia artificiale rischia di essere uno specchio, un simulacro bellissimo ma vuoto: una facciata barocca dietro la quale ci sono solo stanze piatte; un teatro dove nessun oratore sta raccontando storie d’amore o di sofferenza.

Tuttavia, liquidare l'IA come un semplice "generatore di cliché" sarebbe riduttivo. Più che una minaccia per i poeti, la tecnologia si configura come un filtro inaspettato, uno strumento attraverso cui ragionare sul valore delle emozioni generate contro quelle nate dal nostro animo inquieto.

A questo punto la domanda su cui riflettere con calma è:

Se un testo elaborato su misura riesce a muovere emozioni attraverso una combinazione di parole, vuol dire forse che si sta perdendo la cognizione naturale a favore dell’espressività piatta elaborata da macchine senz’anima? Oppure, come spero,  riscopriremo che il vero valore della poesia risiede proprio nell'unicità, nel pulsante cuore irrazionale e nell’irrequietezza individuale che nessuna stringa di codice potrà mai replicare?

Immagine dal web

lunedì 24 agosto 2026

Simona Morelli, il fascino del mosaico e non solo

Approfittando del periodo festivo dedicato a San Magno, patrono della città di Anagni, mi sono recato nel centro ciociaro, dove ho potuto, tra le altre cose, visitare il laboratorio dell’artista romana Simona Morelli, scultrice, pittrice ma soprattutto mosaicista, ubicato nel centro dell’antico borgo presso Casa Barnekow, dimora storica ed esempio unico di architettura medioevale.

La cosa che mi ha subito colpito, oltre all’eleganza del luogo e del buon gusto adottato nell’esposizione, è stata la quantità delle opere al suo interno, alcune terminate alcune in lavorazione, altre ancora progettate e da creare. Mosaici, pitture, disegni da trasporre su vetrate, lavori con vetro a fusione e infine tanti, tanti oggetti tra pendagli, orecchini, bracciali e oggettistica varia, il tutto frutto dalla sua illimitata fantasia creativa.

Il suo lavoro

Simona Morelli
non è solo un esempio di artista poliedrica e dinamica nel suo modo di pensare, progettare e realizzare ma è, a tutti gli effetti, una forza della natura laddove, la sua sensibilità, incontra la capacità di costruzione e quella manualità certosina che appare oggi un miraggio nella nostra società contemporanea e senza la quale, molte opere di rilievo non sarebbero mai state elaborate e realizzate. Il suo spirito di iniziativa e l’entusiasmo adoperato, nell’ideare nuove modalità di esecuzione e realizzazione, hanno teso una mano concreta al senso di stupore che spontaneo nasce nell’ammirare ogni pezzo nato e al modo di interpretare l’arte con uno sguardo sempre attento all’originalità.

Autrice mosaici presso le chiese di Segni e di Colleferro, oltre che presso edifici scolastici arriva a decorare perfino un ristorante nella lontana Olanda, senza tralasciare ulteriori contributi tra i quali il mosaico parietale realizzato presso la scuola materna di Frascati e un’opera, sempre in mosaico, dedicata a San Magno, patrono della città di Anagni ed esposta permanentemente presso la biglietteria della Cattedrale di Anagni. 

Il suo percorso artistico


Il suo curriculum, come detto, vanta esperienze in vari ambiti artistici, e i molti riconoscimenti ottenuti sono il frutto di un lavoro di ricerca e di progettazione. Tutto ha inizio nel 1993 allorquando vince  la prima edizione del "Premio delle Arti Applicate Emiliano D'Auria" in Fisciano (SA). Il viaggio artistico prosegue poi con una delle tappe più importati: la frequenza del corso di Alta Specializzazione per la decorazione pittorica di Frascati. Fin da subito, iniziano le sue prime affermazioni, le quali danno vita a un percorso professionale di assoluto spessore, ricco e variegato nel mondo dell'arte.

Tra i vari concorsi vinti e i lavori commissionati da enti e strutture dello Stato, mi piace ricordarne un paio: quello di  Reggio Calabria dove è vincitrice nel Concorso Nazionale di Opere d'Arte presso la Capitaneria di Porto e quello indetto per la decorazione del nuovo Comando dei Vigili del Fuoco di Imperia per la caserma di Crespi, dove l'immagine scelta dall'artista esplicita in tutta la sua potenza la devastazione del fuoco (opera a fianco). 

Il sorriso del coraggio

Ma l’opera che acquisisce tra le tante un valore anche simbolico e morale è “Il sorriso del coraggio”, un grande monumento posto in Piazza Bianca a Colleferro e realizzato in memoria di Willy Monteiro Duarte, pestato a morte nel settembre del 2020. 

Passeggiando lungo via Vittorio Emanuele ad Anagni, sarà facile quindi, soffermarsi nei pressi del civico 83 e  farsi catturare dai colori e dalle creazioni di Simona in un contesto architettonico che esalta  l’intensità delle sue opere e che si unisce gradevolmente ai colori e le forme che  disegnano un’atmosfera d’altri tempi.

Qui il video del servizio.





lunedì 17 agosto 2026

Oltre il silenzio: Santa Maria di Pugliano

A cinque chilometri da Paliano, immerso nel silenzio di una collina che guarda la Valle del Sacco, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. È il Convento di Santa Maria di Pugliano. Le sue origini si perdono tra le pieghe della leggenda e della storia. Si narra di un’immagine sacra, perfetta e prodigiosa, portata fin qui da due fratelli giunti dalle lontane terre di Puglia. È la "Puglianella", la Vergine che veglia su questo lembo di Ciociaria."

Ogni pietra qui racconta una lotta per la sopravvivenza. Che sia nata come ex-voto dopo le feroci guerre tra i Colonna e il Papa nel 1486, o come pertinenza dell’antico castello di Pullianum, citato già nel 1227, questa chiesa è sopravvissuta a tutto. Alle distruzioni belliche del XVI secolo, alla Guerra di Campagna, e persino all'occupazione della divisione corazzata tedesca Hermann Göring durante il secondo conflitto mondiale.

Il destino del complesso cambia nel 1755, quando il cuore pulsante di questo luogo diventa il nuovo ordine fondato da San Paolo della Croce: i Passionisti. Sotto la guida di padre Tommaso Struzzieri, la collina diventa un punto di riferimento spirituale per tutta la Ciociaria. Qui, uomini come i beati Domenico Bàrberi e Grimoaldo Santamaria hanno forgiato il loro cammino, lasciando un’impronta indelebile nella vita e nell'apostolato di questo territorio.

L’aspetto attuale è il frutto di secoli di rinascite. La facciata, con il suo rigore solenne, ci accoglie con la maiolica che ritrae l’apparizione della Madonna al fondatore dei Passionisti. All’interno, la navata unica ci avvolge in un abbraccio di luce e semplicità, guidando lo sguardo verso l’abside semicircolare, cuore della preghiera che, da secoli, non conosce interruzioni.

Oggi, Santa Maria di Pugliano non è più soltanto un convento, ma il centro vivo di una parrocchia rurale che abbraccia oltre 500 famiglie. È un luogo di accoglienza, memoria e identità. Dalle antiche guerre feudali alla cura quotidiana della comunità, la 'Puglianella' continua a essere, ancora oggi, il faro silenzioso sulla collina di Paliano.

Qui il video