sabato 18 luglio 2026

Federica Sanguigni

 


Federica Sanguigni è nata a Fondi, dove vive e lavora. Si definisce lettrice appassionata e amante della poesia. Ha pubblicato due sillogi poetiche: “In cammino” e “È una strada impervia” e la raccolta di racconti e poesie “Da me a te. Andata e ritorno – Storie di normale diversità”. Altre sue pubblicazioni sono presenti in antologie cartacee e su siti e blog on line. È autrice dell’atto unico teatrale “È solo colpa mia” e del monologo “Il giorno dopo”, testi che affrontano il dramma della violenza contro le donne. Vincitrice della XXXVI edizione del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero”, in Fondi. Scrive poesie, racconti brevi, tautogrammi, monologhi, recensioni letterarie...   Partecipa a eventi culturali.

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Ho il cielo negli occhi

in questo interstizio di primavera

L'eco della luce mi segue

mentre da una nuvola ribelle

rotolano gocce di innocua pioggia

Scampoli di freddo scrivono in silenzio

versi prepotenti

le dita si scaldano

al tocco di petali gentili

Mi chiedo cosa ci faccio

in uno spazio che non è il mio

e guardo il tuo capo annuire

La strada è ferma

- in attesa di passi -

La casa è vuota

- in attesa di fiato -

Una rondine azzarda il volo

La manutenzione dei cuori

non ha stagione

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Infilo una collana

di perle di cielo

mentre l’ultimo raggio di sole

scrive una canzone

- tra le nuvole e i gabbiani –

L’orizzonte mi restituisce

un sogno

- sposta il confine –

I miei passi attraversano la notte

e sfidano la luna

Oltre il campo di ulivi

c’è ancora il mare

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lunedì 13 luglio 2026

Battiato, un silenzio che non sa tacere

È un doveroso omaggio quello che voglio proporre a favore di Franco Battiato. Questo tempo, che ce lo ha sottratto prima ancora che potesse esaurire una prorompente capacità creativa, ha stroncato prematuramente una delle voci artistiche più importanti della nostra civiltà culturale contemporanea. 

Il maestro, come ormai era naturale chiamarlo, era nato in provincia di Catania 81 anni fa e la sua carriera è stata un susseguirsi di sperimentazioni e di ricerca nelle quali non ha mai smesso di adottare una scala di stili a volte anche non suffragati da una critica benevola, ma che hanno contribuito a rendere la sua geniale espressione artistica sempre all’altezza dei tempi, delle evoluzioni e delle mutazioni naturali. Il tutto, attraverso ricercate sonorità nelle quali ha tessuto trame poetiche di profonda intensità. 

Non solo musicista completo, ma poeta e pittore, senza trascurare una capacità compositiva assolutamente originale, etichettabile solo ed esclusivamente con un personalissimo modo di interpretare la musica così come la intendeva la sua sensibilità d’artista. Naturalmente, non può non essere citata in questo contesto di alti valori la sua voce morbida e gentile, dai tratti garbati e pregna di cultura della sua Sicilia, dotata di un timbro unico e inconfondibile che ha saputo esaltare con maggiore incisività ogni costruzione musicale, rendendola spesso un’anima pulsante. 

Uno dei testi poetici che maggiormente hanno colpito la vastissima platea (me compreso) che lo seguiva e che a mio parere rimane uno dei più profondi dal punto di vista spirituale ed espressamente armonioso, e al quale ha sposato una melodia che può essere definita divina è “L’ oceano di silenzio”. Un componimento che nasce dalle sedute di meditazione, dove il silenzio appunto è elemento fondamentale, e in cui era solito immergersi il maestro per ritrovare l’armonia con la coscienza, esulandosi per un attimo dalla quotidianità del mondo reale. 

L’oceano di silenzio è dunque non solo intensità sonora che si arricchisce di una toccante voce soprano in perfetta sintonia con archi e timpani i quali danno vita a un’atmosfera sospesa tra terreno e celeste, ma anche capacità di concentrare in poco più di quattro minuti un vero e proprio capolavoro di sonorità, profondità e ricerca stilistica, degno dei più grandi musicisti di questo nostro mondo e al quale mancherà molto l’estro e il suo genio creativo.

 

Un Oceano di Silenzio scorre lento
senza centro né principio
Cosa avrei visto del mondo
Senza questa luce che illumina
I miei pensieri neri.
Quanta pace trova l′anima dentro
Scorre lento il tempo di altre leggi
Di un'altra dimensione
E scendo dentro un Oceano di Silenzio
Sempre in calma.

 

 

martedì 7 luglio 2026

Domenico Truocchio

 

Nato a  RHO 59 anni fa, ora vive in un paesino nell'entroterra campano, S.Agata dei Goti (BN).

Di famiglia poverissima, con le unghie e con i denti cerca di venir fuori da questa situazione difficile, ma i sacrifici sono tanti e anche se la fortuna aiuta gli audaci, in verità lei non si è mai fatta notare dalle sue parti.

Domenico oggi è  un artigiano, e  anche se la sua vita ha continuato a picchiare duro non può lamentarsi. Tuttavia i salti mortali per arrivare dove oggi si trova cominciano a farsi sentire già da un po', così un po' per sfogo, un po' per il piacere di raccontare, un po' come antidepressivo, il nostro Domenico comincia a scrivere.

Duecento poesie, due libri e decine di racconti brevi che lui chiama ..." favole per poveri".

Comincia così a farsi largo nel panorama artistico dove incontra un po' di consensi, ma lui ha ancora tanto da imparare. In fondo, imparare sempre è il segreto per non invecchiare mai.


QUELLA FACCIA D'ARGENTO

 Questa sera ero stanco

volevo parlare un po' a Dio,

come faccio ormai spesso,

un po' a modo mio.

 

Ma Lui ha troppi figli

e io gli ho chiesto già tanto,

avrà tanti pensieri

più di me sarà stanco.

 

Così ho parlato alla Luna

con la faccia d'argento,

mi sono sfogato,

gli ho detto come mi sento.

 

Sono un uomo ormai stanco

che guarda solo il tramonto,

più volte ferito

da questo misero mondo.

 

Volevo cambiare le cose

ma non ci sono riuscito,

volevo sorrisi per tutti

ma spesso ho fallito.

 

Ho amato in silenzio

ho pianto nel sonno,

ho corso per niente

su strade senza ritorno.

 

Ora parlo alla Luna

come un lupo ferito,

da chi mi segue da sempre

e non mi ha ancora capito.

 

Tante volte ho inciampato

falsi amici ho aiutato,

mi hanno dato del ladro,

mi hanno quasi sparato.

 

Piano piano ho capito

come gira la vita,

ma sono all'ultima mano

di una brutta partita.

 

Giocherò fino in fondo

magari mi capita un asso,

ma so già che nessuno

mi cederà il passo.

 

Occorre coraggio per vivere

e per morire fortuna,

ma che scemo che sono

sto parlando alla Luna.

 

Così alzo lo sguarto

senza quasi un perché

e vedo,... QUELLA FACCIA DARGENTO

che sta piangendo per me.

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IL MALOCCHIO DELLA NONNA
 

Che fosse solo un mal di pancia

o un piccio passeggero,

la mia nonna era sempre lì

con il suo vestito nero.

 

Dalla febbre dei bambini

alla rogna agli animali,

c'era il malocchio della nonna

che curava tutti i mali.

 

A se proprio non riusciva,

era un po'  più grave il fatto,

Lei con il dito dentro l'olio

lo faceva con il piatto.

 

Forse era l'ignoranza,

io a quel tempo ero bambino,

se qualcosa non andava,...

era il malocchio del vicino.

 

E il buon Dio che tutto vede

non era poi così lontano

si girava e sorrideva,

ma era tesa la sua mano.

 

Quante volte avrà aiutato

quella vecchia fattucchiera,

Lei che passava facilmente

dalla magia alla preghiera.

 

Perché la fede è sempre forte

dove alberga povertà,

forse voi non lo sapete,

ma c'era la fame tempo fa.

 

Passò il tempo, forse troppo,

abbandonai quella credenza.

quella donna poi parti

restò vuota la sua stanza.

 

E adesso che i malanni

sono tanti e sono veri,

cara nonna ti ho cercato,

ma questa volta tu con c'eri.

 

Resta di te una vecchia foto,

che ho incastrato nello specchio,

quante rughe sulla faccia

sarà colpa del malocchio.

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