martedì 7 luglio 2026

Domenico Truocchio

 

QUELLA FACCIA D'ARGENTO

 

Questa sera ero stanco

volevo parlare un po' a Dio,

come faccio ormai spesso,

un po' a modo mio.

 

Ma Lui ha troppi figli

e io gli ho chiesto già tanto,

avrà tanti pensieri

più di me sarà stanco.

 

Così ho parlato alla Luna

con la faccia d'argento,

mi sono sfogato,

gli ho detto come mi sento.

 

Sono un uomo ormai stanco

che guarda solo il tramonto,

più volte ferito

da questo misero mondo.

 

Volevo cambiare le cose

ma non ci sono riuscito,

volevo sorrisi per tutti

ma spesso ho fallito.

 

Ho amato in silenzio

ho pianto nel sonno,

ho corso per niente

su strade senza ritorno.

 

Ora parlo alla Luna

come un lupo ferito,

da chi mi segue da sempre

e non mi ha ancora capito.

 

Tante volte ho inciampato

falsi amici ho aiutato,

mi hanno dato del ladro,

mi hanno quasi sparato.

 

Piano piano ho capito

come gira la vita,

ma sono all'ultima mano

di una brutta partita.

 

Giocherò fino in fondo

magari mi capita un asso,

ma so già che nessuno

mi cederà il passo.

 

Occorre coraggio per vivere

e per morire fortuna,

ma che scemo che sono

sto parlando alla Luna.

 

Così alzo lo sguarto

senza quasi un perché

e vedo,... QUELLA FACCIA DARGENTO

che sta piangendo per me.

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IL MALOCCHIO DELLA NONNA
 

Che fosse solo un mal di pancia

o un piccio passeggero,

la mia nonna era sempre lì

con il suo vestito nero.

 

Dalla febbre dei bambini

alla rogna agli animali,

c'era il malocchio della nonna

che curava tutti i mali.

 

A se proprio non riusciva,

era un po'  più grave il fatto,

Lei con il dito dentro l'olio

lo faceva con il piatto.

 

Forse era l'ignoranza,

io a quel tempo ero bambino,

se qualcosa non andava,...

era il malocchio del vicino.

 

E il buon Dio che tutto vede

non era poi così lontano

si girava e sorrideva,

ma era tesa la sua mano.

 

Quante volte avrà aiutato

quella vecchia fattucchiera,

Lei che passava facilmente

dalla magia alla preghiera.

 

Perché la fede è sempre forte

dove alberga povertà,

forse voi non lo sapete,

ma c'era la fame tempo fa.

 

Passò il tempo, forse troppo,

abbandonai quella credenza.

quella donna poi parti

restò vuota la sua stanza.

 

E adesso che i malanni

sono tanti e sono veri,

cara nonna ti ho cercato,

ma questa volta tu con c'eri.

 

Resta di te una vecchia foto,

che ho incastrato nello specchio,

quante rughe sulla faccia

sarà colpa del malocchio.

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giovedì 25 giugno 2026

Anna Solovyova: Innovazione e reinterpretazione creativa della tradizione

La società contemporanea vive in gran parte di immagini, e questo è dovuto principalmente a una serie di strumenti messi a disposizione dal progresso e dalla tecnologia quali l'intelligenza artificiale, il web con i suoi social e via dicendo. Incentrate fortemente sulle immagini infatti sono le modalità di presentare concetti, pensieri e idee, non tralasciando il loro massiccio uso anche quando si vuol semplicemente raccontare qualcosa che stimoli la riflessione, che intenda toccare le coscienze oppure lanciare un messaggio chiaro che possa così oltrepassare la prima corteccia sensibile dell'indifferenza arrivando a provocare un’emozione, stupore o suscitare meraviglia.

Chiaro che quanto enunciato trova uno dei suoi luoghi ideali nell'arte visiva. Ed è proprio su questa disciplina artistica che intendo fissare il focus di questa nota, raccontando cosa ho visto e  percepito nel visitare una mostra personale di un’artista che definirei intelligente - per come ha saputo reinterpretare un'attività stimolante sotto il profilo squisitamente creativo - prima ancora che talentuosa.

Ma di cosa si tratta in concreto?

Incuriosito dal genere artistico proposto, mi sono recato presso la Galleria Internazionale Area Contesa Arte  in Via Margutta 90 a Roma, dove ho incontrato Anna Solovyova, giovane artista ucraina che proprio nelle sale della celebre galleria ha esposto i suoi lavori. Le opere di Anna non trovano concreta identificazione in pennelli, tele e colori, l'artista propone con maestria e originalità compositiva  uno spaccato della tradizione, una passione tramandata di generazione in generazione ma rielaborata attraverso uno stile unico e irripetibile. Un'attività "povera", dove gli unici strumenti per comporre poesia in immagini sono la fantasia e una spiccata capacità di lettura interiore, che l’artista ha voluto riportare alla luce trasformando questa tradizione in arte pura.  Ritratti di personaggi del mondo dello spettacolo e non solo riprodotti con la tecnica punto croce, mezzo punto, mezzo punto con perline. Avrete capito che gli strumenti di Anna sono "filo, ago, tessuto e i motivi che il filo disegna", come essa stessa ha inteso nominare la propria arte personale.

Ma chi è Anna Solovyova? 

Nata nel 1984 in Ucraina, Anna ha una laurea in lingue straniere e letterature straniere, Nel 2011 si trasferisce in Italia e precisamente a Roma dove tuttora vive e lavora. Da sempre appassionata dell’arte del ricamo, inizia da due lustri circa a realizzare lavori sperimentando varie tecniche che la portano a perfezionare sempre più il suo stile, originale e ricercato, adottando nel contempo un’applicazione sempre più sofisticata finalizzata a un raggiungimento di un livello compositivo completo.

Presso la sala della Galleria si possono ammirare ritratti eseguiti con questa tecnica nei confronti di icone del cinema, dello spettacolo italiano e non solo. I volti riprodotti sono volti celebri: da Anna Magnani a Sandra Milo, da Papa Francesco a Monica Vitti. Splendido anche il volto di un bambino che riesce, con la sua espressione, a trasmettere piacere e serenità in un'aura di assoluta pace interiore. Ogni personaggio acquisisce, con  l'opera della Solovyova luce nuova, profondità emozionale e rigore d’espressione, il tutto nella piena libertà interpretativa da parte dell'osservatore. Ogni figura, ogni tono è assemblato con cura e con dovizia di particolari fino a realizzare un incrocio di livelli e di motivi che esaltano la forma espressiva e l'intensità compositiva dell'autrice. Garbate infine, sono le linee lavorate sul tessuto, tratti che sanno  catturare lo sguardo dell’osservatore annullando ciò che di materiale esiste intorno, anzi, esaltando quella spiritualità che solo opere frutto di ingegno e di un genio superiore  hanno insite nella loro sostanza.

Un plauso è doveroso nei confronti delle galleriste Teresa Maria Zurlo e Tina Zurlo le quali, attraverso il personale intuito esperienziale hanno individuato nell’artista Anna Solovyova, un profilo di rilievo, una forza creativa potente e un talento ormai raggiunto e riconosciuto, elementi sulla base dei quali, hanno potuto garantire una copertura critica di elevato spessore artistico.

Esposizioni in contesti di prestigio dell’artista in ambito nazionale:

  • - Premio d'artista d'Italia (Roma, 2022)
  • - Arte in maschera (Venezia, 2023)
  • - Premio Michelangelo (Firenze, 2023)
  • - Red carpet (Padova, 2023)
  • - Gran Premio della stampa artistica (Sanremo, 2023)
  • - Visioni contemporanee (Roma, 2023)
  • - Premio Baronessa Luigia Sipione. Premio per l'arte.  (Roma, 2024)
  • - Humanity - Museo Bellini(Firenze, 2024)
  • - Art Expo New York (2024)
  • - Artista nella storia. Premio Dalì (Roma, 2024)
  • - The Power of Art - Museo Crocetti (Roma, 2025)
  • - Arteland (Pisa, 2025)
  • - Galleria Internazionale Area Contesa Arte - da luglio 2023/oggi
Il consiglio è quello di visitare questa mostra personale la quale non si ferma al semplice impatto visivo, ma scava lo sguardo sino a ridestare sensazioni sopite. Un viaggio sensoriale attraverso cui riscoprire il valore di una disciplina unica nel suo genere.

- Mostra: Punto...e arte;
- Dove: Galleria Internazionale Area Contesa Arte, via Margutta 90 - Roma;
- Quando: dal 19 al 28 giugno 2026;
- Orari di galleria:
  • Lunedì chiuso.
  • Martedì, mercoledì, giovedì   11.30 - 13.30/15.30 - 18.30
  • Venerdì, sabato - 16.00 - 19.00
  • Domenica - 10.30 - 13.00

sabato 6 giugno 2026

Piglio, Il periodico di cultura "Capitulum Hernicorum" compie 80 anni.

Si tratta del periodico di cultura civile-religiosa e storico-archeologica dal titolo “Capitulum Hernicorum”, stampato dalla Tipografia Poliglotta Vaticana, che il Direttore Responsabile Mons. Adelmo Loreti, pubblicò per la prima ed ultima volta nel Giugno 1946.

Non a caso don Adelmo aveva scritto: “nel prossimo numero saranno pubblicati articoli di sommo interesse storico che per la prima volta illustreranno l’origine delle antiche famiglie di Piglio”.

A far rivivere questa testata nella sua veste di pubblicista è ora Giorgio Alessandro Pacetti, memoria storica di Piglio, che continua nell’opera di conservazione degli avvenimenti di Piglio “ad perpetuam memoriam”, con la sua biblioteca fatta da ritagli di giornali.

Non solo.

Pacetti desidera festeggiare il periodico “Capitulum Hernicorum” con i nati a Piglio nell’anno 1946 che compiono 80 anni nel mese di Giugno2026. 

 Giorgio Alessandro Pacetti