Un gioco. Un gioco che sa di antico: quello del telefono
senza filo che collega passioni, sentimento, ed emozioni tra persone. Un gioco
che nasce nel mondo acerbo d’una gioventù da costruire, ma che si abbandona già
ad espressioni condivise, alla ricerca di contatti, di certezze e di sfide. Di
sfide certo, perché
“Eppure esploro la fioritura dei ciliegi” (Bertoni
Editore), presuppone una versione del gioco in poesia, dove la sfida è proprio
riprendere un cenno, una frase, un concetto, una parola, per continuare a raccontare storie personali, i diversi volti del proprio percepire, visioni e prospettive frutto dell’esperienza propria in un mondo dove tutto si disperde in fretta, alienato da un processo di precoce distruzione.
E questo scambiarsi
informazioni e sensazioni non rispetta una logica precisa ma una fede viva verso la purezza indefinita della poesia, dove tutto può variare o coincidere, allinearsi o essere tutt’altro, ma sempre conforme e fedele alle leggi della libera espressione poetica.
Gabriela Silenzi e Diana Brodoloni, autrici dell’opera in dittici poetici "Eppure esploro la fioritura dei ciliegi", vivono
questa esperienza tuffandosi nelle loro vite, raccontandone fatti e sfumature, leggendo fedelmente la propria coscienza cavando da questa elementi rimasti vivi che danno colore alla parola, sensazioni indefinite che non placano la loro forza evocatrice ma
che continuano a vivere insinuandosi nel corpo e nell’espressione dell’altra. E il
risultato è un esaltante gioco, dove l’abilità nel comporre è profondità
attraverso la parola mentre prende forma, man mano che la spiritualità si
impossessa della pronuncia del sensibile animo delle autrici.

La raccolta poetica è metaforicamente un augurio di rinascita
che attinge il senso dalla fioritura dei ciliegi, vista e considerata come
preciso istante in cui delicatezza e forza si fondono in un contesto di
speranza e dono da sfruttare. Essa, è un susseguirsi di eventi, di sensazioni e
immagini che rifuggono dalla chiarezza esponendo invece un’oscurità palpabile
che si addensa nel richiamare forme e contenuti attraverso l’abile uso di
figure retoriche. Il mondo immaginario qui proposto, lo è solo in parte,
costruito su fondamenta solide, dove il verso pone un verbo scolpito e
definito, l’aleatorio mondo disegnato attraverso l’efficace manipolazione della
parola sembra vivo, incarnato da una realtà che si rivela piacevole dicotomia tra
senso e assuefazione, tra vigore e delicatezza.
“Passa per la pialla/ il sangue delle cose/resta scuro nelle
vene/ un tronco mozzo” scrive Diana. “Un tronco mozzo / avanzato alla onde / è li
sulla spiaggia/ mi è caro ciò che resta” risponde Gabriela. Due direzioni che
convergono nel pensiero e in un comune sentimento che riesce ad apprezzare
anche le asperità che questo mondo infligge, ma viste in un contesto filosofico
dove emerge la consapevole certezza che ogni materia è destinata a distruzione,
ma vista e interpretabile attraverso un paradigma di elementi soggettivi, oltre
che come evento che coinvolge emotivamente ed evoca dolore.
Un delicato rincorrersi tra velate immagini e nitide visioni, tra ampi panorami e minimi dettagli dove la differenza è resa dalle sfumature, sempre eterogene, che restituiscono l'essenza dell'interpretazione garbatamente femminile laddove è la voce dell'anima a parlare.
Una comunione di cuori e di parole che nella sua sacralità
spirituale diffonde ed effonde il valore della poesia più pura, più intima e
spesso, per questo, intrisa di un piacevole mistero che coinvolge e avvolge
affini essenze personali.
"EPPURE ESPLORO LA FIORITURA DEI CILIEGI" (Bertoni Editore)
- Pagine 74:
- Pubblicato 8 aprile 2025;
- ISBN: 978- 8855358958
- Formato: cm. 14.5 X 20.5