domenica 31 ottobre 2021

Spirali di quiete

 Chiocciola di pioggia



Mi fermavo spesso a guardare la pioggia col suo odore di fango ammassato sui lati della mia strada di pietra e di breccia. 

Ascoltavo il suo lieve rumore leggero e continuo, mentre scendeva dai rami, mentre affogava ogni sua goccia nel piccolo e stretto ruscello. 

Gli occhi socchiusi mentre osservavo quale fosse la nube più nera e le pozzanghere colme nelle quali poter passeggiare. E mentre i miei passi vi si immergevano dentro, decine di chiocciole fuori dall'erba. 

Il timido corpo sembrava una slitta sopra la neve, pronto a rientrare nel suo fragile e angusto riparo al primo brusco impedimento. 

Non posso scordare le volte - ed erano tante -  in cui le toglievo dal centro della mia via per riporle fra l'erba bagnata e la terra dal fresco profumo di pioggia.

sabato 23 ottobre 2021

Le poesie che raccontano la guerra

 "Alle fronde dei salici"


Quanto aspra e crudele può essere una guerra? 

Gelo dei cuori, respiri appesi al filo d’una vita, che tra le urla di dolore e morte vale molto meno di una lacrima che solca la guancia sporca di pianto e di atroci sofferenze. E il poeta, non ne riesce a cantare nessun verso, dacché proprio perché tale, avverte con maggior impeto l’impatto devastante dentro il petto. 

Terremoto che scuote l’anima sensibile che non lo sa schivare, ma che passiva, ne subisce ancor di più la forza bruta. Terremoto che toglie la voce; che stordisce e acceca ogni futuro. 


Q
uesto il senso di un componimento che Salvatore Quasimodo ha chiamato “Alle fronde dei Salici”. Come può un poeta raccontare sensazioni in un contesto di atroce sofferenza. Qualcosa di più grande lo impedisce ed è la guerra.


Alle fronde dei Salici

 

E come potevano noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.



martedì 19 ottobre 2021

Un pugno di sale...ma che non fa male

 Siamo soli


Chi di noi, almeno una volta, non si è trovato a dover fare i conti con situazioni che hanno messo a dura prova emozioni e sentimento, in balia di certi avvenimenti naturali? Beh, se ci pensiamo bene non è poi così difficile che accada. Anzi, al tempo d’oggi, la natura ce ne fornisce un buon elenco, pur nella speranza che eventi come il terremoto o l’eruzione di un vulcano per citarne alcuni, che pure sono manifestazioni naturali ma pericolose per la nostra vita, non accadano troppo di frequente.


V
ero anche che alcuni accadimenti intorno a noi sono frutto di casuali circostanze, oppure, sfuggiti alla ragione umana e spesso figli del delirio. Ma vi sono anche circostanze naturali non poi così cattive: un mare in tempesta, per esempio e per rimanere in tema, ci inchioda spesso al suo cospetto, manipolando con destrezza i nostri sentimenti; facendoci ascoltare la sua grossa voce e riempiendo l’atmosfera di dolce turbamento. 


A
ll’interno della mia quinta raccolta poetica “Vernice Damar” da Edizioni Ensemble,  v’è infatti una poesia dedicata al mare intitolata “Siamo soli”. Lirica che che cerca di leggere i pensieri di un fedele suo seguace, accorso a lui per ritrovare la sua forza e il suo coraggio prima di morire.





Siamo soli

 

Siamo soli immenso mare,

io e te, sotto le nere mani delle nubi.

 

Mi confondi mentre osservo

l’orgogliosa tua ferocia

nello schiaffeggiare il tuo giaciglio.

 

Mi frastorni nel giudicarti violento e cupo

dalle spumeggianti creste urlanti.

 

Resto imbrigliato nella tua risacca che mi turba

mentre m’illudo di poter fuggire

dal tuo schiaffo di gelido sale

ma lo ingoio mentre il mio respiro muore.

 


sabato 16 ottobre 2021

Ogni alba possiede una propria identità davanti ai sentimenti

 Solitudine


Due sono i momenti intensi da considerare dentro una giornata. Momenti, che più di altri fanno salire l’angoscia e lo stupore nello stesso tempo: l’alba, che ci coglie sempre di sorpresa, ancora ammantata del sonno della nostra notte e della natura; e il tramonto, tripudio di colori e di malinconiche visioni, nello scoprire quanto poco basta per vedere il sole inabissarsi, e con esso, anche crescere le ombre. 

Sono assai distanti questi due momenti ma entrambi, hanno uno spirito comune, una somiglianza che quasi li confonde. 


Libero de Libero
, poeta pontino nel cuore, fondano nell’anima, con la sua poesia "Solitudine", si rivolge all’alba, a questo istante così tanto prezioso e repentino, dacché coglie la freschezza dell’aurora senza trucco, ancora sfatta e con quei doni che proprio nella solitudine si possono apprezzare più d’ogni altra cosa. Le sue visioni sono fotografie d’un tenero sorriso, che il nuovo giorno mostra ancor prima del suo sole ancora in grembo.

 

Solitudine

Mi fa immemore la fronte quest’alba

nello stupore di foglie cominciata

E tutto obbedisce al suo gesto

Che al bosco d’agrumi finge un’accorta pace

Ma non guarisce il salice discinto dall’acqua

Impassibile come biscia

È traccia d’uccelli nell’aria

E segna, a memoria di monte un’unica nube.

Timida vanità dell’alba

Per un esile mattino

Che il giorno muta

In arido splendore.



Con Wyrd per continuare una cultura musicale di razza

 

Normalmente in questo blog tratto solo temi riguardanti la lettura, i libri e soprattutto la poesia. Tuttavia, in questa circostanza, considerando  la mia passione anche per la musica, e per il progressive rock in particolare, ho sentito il bisogno non solo di condividere con voi una partecipazione emotiva verso questo genere musicale che prediligo da sempre, ma di segnalare anche un ottimo lavoro in questo settore che fortunatamente ancora regge, ancorché insidiato dal "consuma e fuggi" a beneficio di un politica mercantilista innanzitutto: il settore specifico del vecchio caro progressive-Rock. 

Del resto, anche la musica, come la scrittura, è un’arte che si nutre di creatività, di fantasia, di sensibilità e di talento, per cui ritengo le due forme espressive non solo affini, ma saldamente accomunate nel perseguire l’ottenimento di ciò che si propone: vale a dire stupore e meraviglia.

Parlo di “Wyrd”, l’ultima fatica - se così è lecito dire - del caro e stimato amico Roberto Vitelli e dei suoi Ellesmere.

Dopo aver ascoltato attentamente e più di qualche volta “Wyrd”, terzo lavoro di Roberto Vitelli, ideatore e fondatore del progetto "Ellesmere", e averne sedimentato le sue cinque tracce dalle quali emerge un gusto  ricco di particolari suggestioni, sono pienamente in grado di poter esprimere ciò che con prepotenza si afferma al netto delle emozioni naturalmente rese, e che l'opera stessa traina a livello percettivo. 

Sono sonorità libere che si rincorrono sicure senza mai perdere il filo conduttore del tema cui sono agganciate, e che lungo il corso dei suoni, si legano a corali voci, delicati ingressi di freschi approcci strumentali che conducono negli anfratti di intermezzo, preludio alla prossima atmosfera che spiazza e che sorprende.

Un’"opera d’arte", perché tale è la sua catalogazione nei miei gusti, che si destreggia abilmente tra roboanti atmosfere cariche di energiche pressioni e delicati spazi, ove s’incrociano armoniche strutture che fluttuano sicure nel trasportare i sensi.

Collaborazioni d’eccellenza inoltre, tante, a impreziosire la già solida struttura attraverso armonici interventi, che conferiscono un carattere polistilistico e originale all'intero album attraverso raffinate trame ben amalgamate.  E ancora, la ricerca della perfezione dei suoni e degli arrangiamenti, fanno di "Wyrd" un misto di sonorità riconducibili per timbriche e assonanze, a suggestive dimensioni che coinvolgono ogni senso; senza mai perdere di vista l’identità progressiva che lo distingue e che lo definisce, con preziosi innesti perfettamente combinati in un contesto univoco e originale.

Chi sa individuare l'anima vera della musica dentro una composizione, si renderà subito conto di come assemblare fantasia e invenzione, progetto e frutto che ne nasce, sia un’operazione  che solo l’ingegno di un vero musicista può portare a compimento.




 

 

 

martedì 12 ottobre 2021

Tra il sole e il mare

 Solitaria conchiglia


Osservare il mare non è mai una soluzione che appaghi appieno la nostra voglia di scoperta, e più se ne resta affascinati, più si cercano in lui emozioni nuove. Credo accada di frequente  non saper sopprimere la voglia di avvicinarsi al mare il più possibile. 

È chiaro quindi, che appare assai difficile resistere al suo richiamo: a volte fragoroso, a volte delicato.  E quando siamo al suo cospetto ci fa omaggio d’ogni suo figlio naturale, soprattutto di conchiglie. 


E
proprio le conchiglie con le loro tinte e le loro forme rappresentano la cornice ideale per il suo blu striato. Quelle conchiglie che della vita hanno conservato solo il loro debole riflesso 

 

Solitaria conchiglia

 

 

E poi tu, rosa conchiglia già dall’onde levigata,

sola tra i ciottoli venati di brezza,

adagiata inerme sulla fresca sabbia umida di sale,

e sospesa, tra il fragore delle onde ed il sole che ti arde.

 

E mentre, sazia ormai di rispecchiarti ancora dentro un cielo colmo di calore,

arriva a ritemprare le venature tue

quel getto tiepido e spumoso.

 

Rassicurante braccio del tuo mare,

sostanza ed anima della tua creazione.

 

E sola, ancora sola resti

finché sepolta dai venti dell’autunno,

tornerai nel cuore del tuo immenso mare.

 



domenica 10 ottobre 2021

L' Autunno riflessivo di Vincenzo Cardarelli

 Autunno


Certamente, v’è un affascinante ipotetico "ponte" dai ricchi colori, che incarna il passaggio tra la luminosa estate e il grigiore dell’inverno.

Stiamo naturalmente parlando dell’autunno: da alcuni osannato quale tripudio dei sensi e dei colori, per altri, un triste declino che conduce al gelo dei mesi a venire.

De gustibus non est dispuntandum” come dire: ognuno ha diritto a godere di ciò che più lo aggrada. Tuttavia, comunque lo si voglia inquadrare, l’autunno, almeno nella poesia di Vincenzo Cardarelli, rappresenta non solo uno strumento di collegamento tra le due stagioni regine che da inizio  una  lenta e inesorabile trasformazione dell’intero paesaggio, ma in esso, intravede anche il declino della vita che volge alla fine, metaforicamente spesso associato a questa stagione.


Una serena riflessione su quanto natura ed esistenza sappiano viaggiare unite, ma su strade sicuramente parallele.

 

Autunno

Autunno. Già lo sentimmo venire

nel vento d'agosto,

nelle pioggie di settembre

torrenziali e piangenti

e un brivido percorse la terra

che ora, nuda e triste,

accoglie un sole smarrito.

Ora passa e declina,

in quest'autunno che incede

con lentezza indicibile,

il miglior tempo della nostra vita

e lungamente ci dice addio.



mercoledì 6 ottobre 2021

Le molteplici facce del mare

 Il mattino dei pescatori


Se esiste una categoria di persone che del mare, oltre a conoscerne ogni vizio e ogni virtù, ne hanno anche fatto uno  strumento di sostentamento, direi che questa è proprio quella dei pescatori. 

Non di certo quelli per cui la pesca è solo un passatempo: più per godersi qualche istante di relax che per necessità, ma per quelli che al mare affidano fortune, consumano sacrifici, e lunghe notti di pioggia, di freddo e di pene soprattutto,  quando il rientro all’alba non li ha ripagati del lavoro svolto. 


L
’altro aspetto del mare che viviamo è quello di un mattino dei tanti, così come visto da quegli uomini che ne sanno decifrare ogni messaggio, quei pescatori appunto, che ne raccontano impressioni e sensazioni dalla loro prospettiva. 

"Il mattino dei pescatori" - questa la poesia - è contenuta nella mia raccolta “Vernice Damar” edita da Edizioni Ensemble

 

Il mattino dei pescatori 

Mattino di ruggine corrosa sopra i ferri
di brezza e sciabordio sulle grezze creste degli scogli. 

Mattino di palme deturpate 
e di gatti senza pace. 

Mattino di pallide atmosfere,

e di orizzonti satinati.

Mattino di salati profumi

mescolati agli speziati odori dei fondali

a protezione di uno spirito che langue. 

 

Mattino che rincorre 

una malinconia che non vuol fuggire

tra le vele lacerate

e le speranze dei pescatori di fortuna

 



 


domenica 3 ottobre 2021

Il potere celato in un abbraccio

 Stringiti a me


Una delle cose che mi pare stia venendo sempre meno nella società attuale è il contatto fisico! La stretta di mano, il saluto con il bacio (comune tra l’altro a molti paesi del mondo seppur con lievi differenze), e soprattutto il caloroso abbraccio, sembrano atteggiamenti estinti, lontani anni luce dalla nostra quotidianità.

Se si parla poi di abbracci tra persone innamorate, ecco che il discorso si fa carico di mille sfumature. 

Si d’accordo, vero è che l’abbraccio può essere decodificato quale messaggio di pace, di riconciliazione, di riconoscenza e soprattutto, può essere un chiaro segno di bene e di concordia verso il prossimo, ma dentro questo gesto, quando a parlare è l’amore vero il messaggio è chiaro assai. Del resto, per comprenderne il significato sotto questa prospettiva basta saper interpretare la bellissima poesia “Stringiti a me” di Gabriele D’Annunzio.


U
n accorato invito nei confronti del suo amore a rendersi partecipe di un comune intento. Ad aprire il cuore, e lasciar da parte ogni tormento per cercar rifugio nella sua anima che attende.  Intima dimora, pronta e lenire ogni pena e sofferenza. Un inno che i sensi intonano quando il calore umano sposa il vero amore con un abbraccio forte.


Stringiti a me

Stringiti a me, abbandonati a me, sicura.

Io non ti mancherò e tu non mi mancherai.

Troveremo, troveremo la verità segreta

su cui il nostro amore potrà riposare per sempre,

immutabile.

Non ti chiudere a me, non soffrire sola,

non nascondermi il tuo tormento!

Parlami, quando il cuore ti si gonfia di pena.

Lasciami sperare che io potrei consolarti.

Nulla sia taciuto fra noi e nulla sia celato.

Oso ricordarti un patto che tu medesima hai posto.

Parlami e ti risponderò sempre senza mentire.

Lascia che io ti aiuti, poiché da te mi viene tanto bene!