domenica 6 settembre 2026

Può l'I.A. pretendere conquiste su terreni non autorizzati?

Il rapporto tra intelligenza artificiale e poesia rappresenta uno dei territori di confine più affascinanti e dibattuti del nostro tempo. Tocca domande radicali: cosa rende umana l'esperienza artistica? Quanto e come l’IA potrà avvicinarsi all’espressione del sentimento umano?

La tentazione della mimesi: l'algoritmo e il verso

Di primo impatto, la poesia generata dall'intelligenza artificiale può sembrare un miracolo di ingegneria linguistica, di costruzione esatta dei canoni espressivi propri di questa forma espressiva. Essa, lo sappiamo, sfruttando enormi quantità di dati e modelli avanzati sanno combinare versi, rime, applicare metriche, figure retoriche e campi semantici con una precisione formale sbalorditiva. Possono perfino elaborare testi riconducibili, per stile e assonanza, ai grandi poeti del passato quali quello di Leopardi, di Ungaretti o di Bukowski in un batter d’occhio.

Eppure, questa abilità evidenza una distinzione fondamentale:

L'IA calcola ed elabora le probabilità delle parole. Il suo obiettivo è svolgere il compito assegnato, trovare insomma, la sequenza di termini statisticamente più coerente con il prompt ricevuto.

Il poeta vive la contraddizione, la spiritualità, il conflitto interiore che si esprime attraverso i sentimenti e i propri sensi. La scrittura umana nasce da un attrito esistenziale: il dolore, la gioia, il lutto, il mistero, il tempo che segna il ritmo della vita che corre e la consapevolezza della propria mortalità.

La poesia come ferita, non come sintesi

La grande poesia non è mai un esercizio di stile fine a sé stesso; è una ferita aperta da cui il linguaggio prova a farsi strada. Quando leggiamo un verso memorabile, non cerchiamo la perfezione computazionale, ma il riconoscimento di un'anima, di uno stato o di un frammento di mondo sconosciuto e allo stesso tempo universale.

L'intelligenza artificiale non conosce la solitudine, non ha paura della morte e non conosce il silenzio che precede l'espressione. Manca di ciò che i filosofi chiamano intenzionalità e vissuto biografico, elementi interconnessi poiché le esperienze vissute plasmano le intenzioni e le percezioni di una persona.

Per questo la poesia artificiale rischia di essere uno specchio, un simulacro bellissimo ma vuoto: una facciata barocca dietro la quale ci sono solo stanze piatte; un teatro dove nessun oratore sta raccontando storie d’amore o di sofferenza.

Tuttavia, liquidare l'IA come un semplice "generatore di cliché" sarebbe riduttivo. Più che una minaccia per i poeti, la tecnologia si configura come un filtro inaspettato, uno strumento attraverso cui ragionare sul valore delle emozioni generate contro quelle nate dal nostro animo inquieto.

A questo punto la domanda su cui riflettere con calma è:

Se un testo elaborato su misura riesce a muovere emozioni attraverso una combinazione di parole, vuol dire forse che si sta perdendo la cognizione naturale a favore dell’espressività piatta elaborata da macchine senz’anima? Oppure, come spero,  riscopriremo che il vero valore della poesia risiede proprio nell'unicità, nel pulsante cuore irrazionale e nell’irrequietezza individuale che nessuna stringa di codice potrà mai replicare?

Immagine dal web

lunedì 24 agosto 2026

Simona Morelli, il fascino del mosaico e non solo

Approfittando del periodo festivo dedicato a San Magno, patrono della città di Anagni, mi sono recato nel centro ciociaro, dove ho potuto, tra le altre cose, visitare il laboratorio dell’artista romana Simona Morelli, scultrice, pittrice ma soprattutto mosaicista, ubicato nel centro dell’antico borgo presso Casa Barnekow, dimora storica ed esempio unico di architettura medioevale.

La cosa che mi ha subito colpito, oltre all’eleganza del luogo e del buon gusto adottato nell’esposizione, è stata la quantità delle opere al suo interno, alcune terminate alcune in lavorazione, altre ancora progettate e da creare. Mosaici, pitture, disegni da trasporre su vetrate, lavori con vetro a fusione e infine tanti, tanti oggetti tra pendagli, orecchini, bracciali e oggettistica varia, il tutto frutto dalla sua illimitata fantasia creativa.

Il suo lavoro

Simona Morelli
non è solo un esempio di artista poliedrica e dinamica nel suo modo di pensare, progettare e realizzare ma è, a tutti gli effetti, una forza della natura laddove, la sua sensibilità, incontra la capacità di costruzione e quella manualità certosina che appare oggi un miraggio nella nostra società contemporanea e senza la quale, molte opere di rilievo non sarebbero mai state elaborate e realizzate. Il suo spirito di iniziativa e l’entusiasmo adoperato, nell’ideare nuove modalità di esecuzione e realizzazione, hanno teso una mano concreta al senso di stupore che spontaneo nasce nell’ammirare ogni pezzo nato e al modo di interpretare l’arte con uno sguardo sempre attento all’originalità.

Autrice mosaici presso le chiese di Segni e di Colleferro, oltre che presso edifici scolastici arriva a decorare perfino un ristorante nella lontana Olanda, senza tralasciare ulteriori contributi tra i quali il mosaico parietale realizzato presso la scuola materna di Frascati e un’opera, sempre in mosaico, dedicata a San Magno, patrono della città di Anagni ed esposta permanentemente presso la biglietteria della Cattedrale di Anagni. 

Il suo percorso artistico


Il suo curriculum, come detto, vanta esperienze in vari ambiti artistici, e i molti riconoscimenti ottenuti sono il frutto di un lavoro di ricerca e di progettazione. Tutto ha inizio nel 1993 allorquando vince  la prima edizione del "Premio delle Arti Applicate Emiliano D'Auria" in Fisciano (SA). Il viaggio artistico prosegue poi con una delle tappe più importati: la frequenza del corso di Alta Specializzazione per la decorazione pittorica di Frascati. Fin da subito, iniziano le sue prime affermazioni, le quali danno vita a un percorso professionale di assoluto spessore, ricco e variegato nel mondo dell'arte.

Tra i vari concorsi vinti e i lavori commissionati da enti e strutture dello Stato, mi piace ricordarne un paio: quello di  Reggio Calabria dove è vincitrice nel Concorso Nazionale di Opere d'Arte presso la Capitaneria di Porto e quello indetto per la decorazione del nuovo Comando dei Vigili del Fuoco di Imperia per la caserma di Crespi, dove l'immagine scelta dall'artista esplicita in tutta la sua potenza la devastazione del fuoco (opera a fianco). 

Il sorriso del coraggio

Ma l’opera che acquisisce tra le tante un valore anche simbolico e morale è “Il sorriso del coraggio”, un grande monumento posto in Piazza Bianca a Colleferro e realizzato in memoria di Willy Monteiro Duarte, pestato a morte nel settembre del 2020. 

Passeggiando lungo via Vittorio Emanuele ad Anagni, sarà facile quindi, soffermarsi nei pressi del civico 83 e  farsi catturare dai colori e dalle creazioni di Simona in un contesto architettonico che esalta  l’intensità delle sue opere e che si unisce gradevolmente ai colori e le forme che  disegnano un’atmosfera d’altri tempi.

Qui il video del servizio.





lunedì 17 agosto 2026

Oltre il silenzio: Santa Maria di Pugliano

A cinque chilometri da Paliano, immerso nel silenzio di una collina che guarda la Valle del Sacco, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. È il Convento di Santa Maria di Pugliano. Le sue origini si perdono tra le pieghe della leggenda e della storia. Si narra di un’immagine sacra, perfetta e prodigiosa, portata fin qui da due fratelli giunti dalle lontane terre di Puglia. È la "Puglianella", la Vergine che veglia su questo lembo di Ciociaria."

Ogni pietra qui racconta una lotta per la sopravvivenza. Che sia nata come ex-voto dopo le feroci guerre tra i Colonna e il Papa nel 1486, o come pertinenza dell’antico castello di Pullianum, citato già nel 1227, questa chiesa è sopravvissuta a tutto. Alle distruzioni belliche del XVI secolo, alla Guerra di Campagna, e persino all'occupazione della divisione corazzata tedesca Hermann Göring durante il secondo conflitto mondiale.

Il destino del complesso cambia nel 1755, quando il cuore pulsante di questo luogo diventa il nuovo ordine fondato da San Paolo della Croce: i Passionisti. Sotto la guida di padre Tommaso Struzzieri, la collina diventa un punto di riferimento spirituale per tutta la Ciociaria. Qui, uomini come i beati Domenico Bàrberi e Grimoaldo Santamaria hanno forgiato il loro cammino, lasciando un’impronta indelebile nella vita e nell'apostolato di questo territorio.

L’aspetto attuale è il frutto di secoli di rinascite. La facciata, con il suo rigore solenne, ci accoglie con la maiolica che ritrae l’apparizione della Madonna al fondatore dei Passionisti. All’interno, la navata unica ci avvolge in un abbraccio di luce e semplicità, guidando lo sguardo verso l’abside semicircolare, cuore della preghiera che, da secoli, non conosce interruzioni.

Oggi, Santa Maria di Pugliano non è più soltanto un convento, ma il centro vivo di una parrocchia rurale che abbraccia oltre 500 famiglie. È un luogo di accoglienza, memoria e identità. Dalle antiche guerre feudali alla cura quotidiana della comunità, la 'Puglianella' continua a essere, ancora oggi, il faro silenzioso sulla collina di Paliano.

Qui il video 

domenica 2 agosto 2026

Rosita Panetta

 


Nata nella Locride e vissuta a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) nei primi anni della sua vita, è torinese di adozione. Scrive poesie e piccoli racconti e da un paio di anni piccoli testi teatrali. Ama dipingere, fotografare nuvole e soprattutto volare, fonte di ispirazione e dei suoi pensieri. Avida osservatrice del mondo che la circonda, vede il bello anche quando si fa fatica nel cercarlo.Organizza piccoli eventi poetici e musicali.

Dal 2010 ad oggi, partecipa ad alcuni concorsi che le conferiscono riconoscimenti e inserimento in varie antologie.

Organizza l’evento “L’Amore dietro le Parole” per San Valentino in una libreria torinese che diventa rassegna poetica presso la casa del quartiere “i Bagni Pubblici di Via Agliè”.  

Gli eventi “Voci e note dall’Universo” presso il “Polo Astronomico di Alpette” nel Parco del Gran Paradiso in estate e “Innamorati sotto le Stelle” in occasione di San Valentino.

Nel settembre 2020 pubblica la sua prima silloge poetica “Un bacio lungo un secondo” Pathos Edizioni

Riceve vari riconoscimenti attraverso la partecipazione a vari concorsi, insignita del riconoscimento “Alfiere dell’arte e della Poesia” 2020, 2021 e 2022, del “Diploma di Onore al Merito Culturale 2021” e “Diploma per la Pace e la Libertà 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025.

Dal 2021 ideatrice di “VersiAppesi” collaborando con le scuole della propria città.

Dal 2023 collabora con il museo “Officina della scrittura” che fa parte della manifattura della penna Aurora. A maggio 2025 viene inserita nella pagina poetica Wikipoesia 

Il 18 maggio 2025 pubblica la sua seconda silloge “Con una sciarpa a coprirmi il cuore” Pav Edizioni.

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La solitudine che sento


Fuori piove e volo

tra le note di un notturno

in riva al silenzio di un fiume.

All'ombra di un salice

appoggio la mia schiena.

D'aria le tue mani

sfiorano labbra

arse dal deserto

senz'acqua da giorni.

Nutro speranze come fiori

piccoli e delicati

annaffiati d'attenzioni

che dissolvono crucci esistenziali,

me li attacco al cuore

allo stomaco

alla bocca

mi ci adorno i capelli,

le ho nell'anima,

non so se mi vedi solo tu

o solo io

che vago tra le righe adorna

alla ricerca della perfezione.

Sono così come mi vedi

così come mi senti,

lontana e vicina

con gli occhi sempre persi

nel cerchio della vita.

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Forse il bacio ha il rumore dei sospiri


Un bacio non fa rumore

schiocca nel silenzio dell'anima

rotola nello stomaco come un sasso nello stagno.

Un tuono, scontro di due nuvole innamorate.

Il fruscio di ali di farfalle 

che si alzano in volo 

abbracciano il cuore e danzano,

danzano sulle note di un valzer 

sulla scia del tiepido vento estivo.

Un bacio si perde in quegli occhi socchiusi 

sotto un lampione che illumina la neve,

in un brivido che pervade il corpo

e non ci si sfiora per paura che la magia svanisca.

Ci si guarda,

le gote rosse,

e si sorride sospirando...

Forse il bacio ha il rumore dei sospiri.

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venerdì 31 luglio 2026

Fiorella Giovannelli

 


Poetessa, scrittrice e sognatrice, originaria del reatino ma apriliana d'adozione. Scrivo da quando ero ragazza e negli anni ho trasformato la mia passione in un ponte verso il mondo: autrice di tre raccolte, premiata in numerosi concorsi e tradotta all'estero (in Serbia e in Grecia).

​Co-fondatrice dell'Associazione L@ Nuov@ Mus@ e Ambasciatrice della Poesia Italiana in Messico, le mie poesie vanno in onda ogni sabato alla radio messicana. 

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Appartenersi


Comunione di carni e d’anime,

due randagi persi nella complicità non è il peccato oscuro di Gowther,

non c’è colpa che ci possa condannare:questo nostro legame è canto d’amore,

una consapevole e violenta misticanza.

 

L’amore che ti porto è ferita aperta, è una lama che squarcia e dà felicità,

un restare sospesi sopra il precipizio, in bilico perenne

tra furore e grazia.

 

Ti cerco nel reclamare delle labbra di mela rossa succose di vita,

nel filo di un respiro trattenuto,

tra i nostri corpi mai arresi all'utopia.

 

Siamo ostie consumate sui cuscini,

altari eretti sopra un tempio pagano dove il sangue si fa vino da bere,

ogni peccato si trasforma in santo.

 

Ci spogliamo del sacro per trovarci umani,

inchiodati a questo letto che ci brucia,

mentre l’odore denso del tuo corpo, diventa la mia sola, vera preghiera.

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Quel poco che resta

 

L'amore è passato come il mare attraversa la notte

non lascia impronte, 

eppure il sale brucia ancora sulla pelle delle rocce.


Non chiedere alla mia carne di imparare l'assenza.

Le mie mani ricordano il peso del tuo nome,

come gli alberi trattengono il brivido del vento anche quando l'aria tace.


Lascia nella mia isola una conchiglia cieca,

una pietra ancora calda di sole,

qualcosa che continui a masticare il tuo passaggio.


Le parole che ci siamo detti non ci appartengono più.

Sono semi conficcati nella terra: anche nel buio, 

aspettano la pioggia per farsi radice.


Ieri il giorno era un frutto spaccato dalla luce.

-Oggi una sola nube ha insegnato al cielo l'immensità dell'ombra-.

Ed io, come una riva ferita che non smette di chiamare il mare,

custodisco questa cenere,

perché anche una sola scintilla conosce il segreto dell'incendio.


Non strapparmi quel poco che resta.

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mercoledì 29 luglio 2026

Rosa Blanco

 


Rosa Blanco è nata ad Arzano, in provincia di Napoli e vive a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Alcuni suoi testi sono apparsi nelle antologie "Una poesia al giorno" (Affiori, 2023), "Una poesia al giorno vol. II" (Affiori, 2024) e "A come Altro" (Giulio Perrone Editore, 2026), oltre che sulla rubrica online Anteprima poetica della casa editrice Homo Scrivens.

Anima nuda è la sua raccolta poetica d'esordio, pubblicata nel 2024 da Ensemble Edizioni. Un primo approdo editoriale che ha trovato spazio su riviste e blog letterari attraverso recensioni, estratti e interviste radiofoniche e online.

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Da  "Anima nuda"  (Ensemble edizioni 2024)


Il ciclo della vita

 Amaramente vide trascorrere

l'autunno mentre si spogliava

del suo caldo mantello.

L'accarezzò la gelida neve,

sotto lo sguardo di grigi occhi.

Nessun ristoro, nessun conforto.

Poi, il cinguettio di un passero

foriero del perduto tepore,

auspicio di un raggio di sole. 

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Anima nuda

Fogli bianchi impregnati di quell'anima

che si è denudata oltre ogni pudore.

Un'anima divenuta versi puri e limpidi

come il primo chiarore del nascente

giorno e che, devota, trema dinanzi

al dono della poesia, come un miracolo

che si è compiuto.

Un'anima in bilico tra la silente attesa

e l'alternanza tra timore e speranza.

Un'anima senza posa, ritenuta forse un rovo,

forse un bocciolo di rosa.

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martedì 28 luglio 2026

Maria Teresa Infante La Marca

 


È una protagonista attiva nel panorama culturale e letterario, impegnata nella promozione dei diritti umani e della solidarietà sociale, Candidata allo Zayed Award for Human Fraternity 2025 (Nobel Diritti umani, Emirati Arabi) è accademica ad Honorem presso diverse istituzioni nazionali e internazionali con cui collabora per il dialogo interculturale.

Cofondatrice dell’Accademia delle Arti e delle Scienze filosofiche di Bari e direttrice del Dipartimento “Solidarietà e Promozione sociale” della Stessa. Cofondatrice e presidente onorario di WikiPoesia; cofondatrice e vice presidente dell’Associazione culturale “L’Oceano nell’Anima” e responsabile editoriale di Oceano Edizioni. Caporedattore della testata indipendente OceanoNews e dell’omonimo blog giornalistico, Fondatrice e presidente del Premio di Letteratura e Arti visive “Ciò che Caino non sa”, a tema imposto violenza donne e crimini verso i minori, giunto alla VIII edizione. Fa parte del Direttivo di “Foundation for World Peace – Peace, Freedom and Human Rights”

Attualmente è presidente dei Premi letterari “Gentilezza è Cultura”; Daunia&Sannio-Federico II”; “The Noble Laureate Award” per l’Italia.

Vincitrice di molti premi letterari. Ha ricevuto Premi alla Carriera, alla Cultura e Alti Riconoscimenti per la poesia e letteratura, in Italia e all’estero.

 Ha pubblicato ventisette (27) libri tra poesia, narrativa e saggistica, di cui undici antologie come ideatrice e curatrice

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Da "Collisione d'intenti" (Il Convivio Editore 2019)


Viaggio nel mio tempo 


Cos’è questo andare
che mi scompiglia il canto?

Ore, minuti, affissi ad un soffitto
un orologio a tempo
una sveglia al led
una bomba innescata
un cinturino al polso
contano gli anni ai miei capelli bianchi.

Londra vive
tra la panoramica sul fiume
un carosello lento
in cui la testa gira

                      gira

come fosse vento
e la mente annaspa

                  annaspa

come fosse inferma.

E io non sono.

Si sta male
ma di vertigine non si muore
nausea è il mio dolore

 … un analgesico

forse domani avrò dimenticato
e i miei capelli avranno l’oro in testa.

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Il peso


È il capo tra le mani
che pesa quanto il grano di un pensiero
eppur le dita
hanno un trascorso lieve
di frutti acerbi e prati mai sfiorati.

È il capo tra le mani
che non si arrende
a un guscio di basalto
e forgia come creta ogni parola
a sera quando spoglio la ragione.

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Ancora

 Ogni volta ti ritrovo

– puntuale –

sotto il mio balcone

a chiudermi le stanze del cuore

perché il vento

non mi trasporti altrove.

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lunedì 27 luglio 2026

Daniele Cerioni

 


Daniele Cerioni (Frascati, 1979) è un poeta, musicista e laureato in Giurisprudenza. Dopo aver iniziato a scrivere nel 2007 per unire parole e musica, ritrova una forte ispirazione nel 2020. Ha pubblicato con PAV Edizioni le raccolte liriche "Pensieri(in)versi" (2022) e "La libertà delle farfalle" (2024). Oggi la sua produzione artistica si è estesa anche al mondo delle favole, distinguendosi come favolista per bambini e per "fanciulli nell'animo".

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Caro specchio

Caro specchio...

perché fai sì

che io mi veda vecchio,

con la pelle solcata

dal tempo…

solchi utili

per irrigare l'epidermide

per questo volto secco

che nessuno guarda più?

Perché è passata quella

che in passato chiamavamo

gioventù.

Eppur c'è altro da vedere...

qualcosa che non si può vedere

c'è il cuore e quell' attitudine

di cantare il bello

anche se di bello non c'è.

Sono un libero animale

col cuore grande ma malato.

Ma sono grato a questa vita

che mi ha permesso

di amare lei

con la speranza che mi notasse...

e invece è andata via

come un colpo di tosse.

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 L’abbraccio di lava

 Il destino ci ha resi muti e sordi

perché è da quel dì che persi la parola

come se qualcuno mi avesse messo

le mani in gola.

Anche tu ti sei ammutolita…

perché da quando mi rubarono l’anima,

l’infanzia e la gioia, nella mia fase primitiva

la lingua tacque e gli abbracci si fecero pietra.

Solo dopo anni hai scoperto la verità

e fu un sussulto vulcanico…

un pianto strozzato dentro di te

un’ implosione di sofferenza e magma.

D’altronde, io che sono stato dentro di te

sento tutto e tutto provo

anche i tuoi dolori che son forti

e il ghiacciaio è ancora lì

e forse mai si scongelerà

riportando alla luce gli scheletri

da sopprimere, annientare.

Oggi è la tua festa e vorrei festeggiarti

se solo non mi avessero congelato i sentimenti

che non si sciolgono in un abbraccio di lava.

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sabato 18 luglio 2026

Federica Sanguigni

 


Federica Sanguigni è nata a Fondi, dove vive e lavora. Si definisce lettrice appassionata e amante della poesia. Ha pubblicato due sillogi poetiche: “In cammino” e “È una strada impervia” e la raccolta di racconti e poesie “Da me a te. Andata e ritorno – Storie di normale diversità”. Altre sue pubblicazioni sono presenti in antologie cartacee e su siti e blog on line. È autrice dell’atto unico teatrale “È solo colpa mia” e del monologo “Il giorno dopo”, testi che affrontano il dramma della violenza contro le donne. Vincitrice della XXXVI edizione del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero”, in Fondi. Scrive poesie, racconti brevi, tautogrammi, monologhi, recensioni letterarie...   Partecipa a eventi culturali.

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Ho il cielo negli occhi

in questo interstizio di primavera

L'eco della luce mi segue

mentre da una nuvola ribelle

rotolano gocce di innocua pioggia

Scampoli di freddo scrivono in silenzio

versi prepotenti

le dita si scaldano

al tocco di petali gentili

Mi chiedo cosa ci faccio

in uno spazio che non è il mio

e guardo il tuo capo annuire

La strada è ferma

- in attesa di passi -

La casa è vuota

- in attesa di fiato -

Una rondine azzarda il volo

La manutenzione dei cuori

non ha stagione

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Infilo una collana

di perle di cielo

mentre l’ultimo raggio di sole

scrive una canzone

- tra le nuvole e i gabbiani –

L’orizzonte mi restituisce

un sogno

- sposta il confine –

I miei passi attraversano la notte

e sfidano la luna

Oltre il campo di ulivi

c’è ancora il mare

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lunedì 13 luglio 2026

Battiato, un silenzio che non sa tacere

È un doveroso omaggio quello che voglio proporre a favore di Franco Battiato. Questo tempo, che ce lo ha sottratto prima ancora che potesse esaurire una prorompente capacità creativa, ha stroncato prematuramente una delle voci artistiche più importanti della nostra civiltà culturale contemporanea. 

Il maestro, come ormai era naturale chiamarlo, era nato in provincia di Catania 81 anni fa e la sua carriera è stata un susseguirsi di sperimentazioni e di ricerca nelle quali non ha mai smesso di adottare una scala di stili a volte anche non suffragati da una critica benevola, ma che hanno contribuito a rendere la sua geniale espressione artistica sempre all’altezza dei tempi, delle evoluzioni e delle mutazioni naturali. Il tutto, attraverso ricercate sonorità nelle quali ha tessuto trame poetiche di profonda intensità. 

Non solo musicista completo, ma poeta e pittore, senza trascurare una capacità compositiva assolutamente originale, etichettabile solo ed esclusivamente con un personalissimo modo di interpretare la musica così come la intendeva la sua sensibilità d’artista. Naturalmente, non può non essere citata in questo contesto di alti valori la sua voce morbida e gentile, dai tratti garbati e pregna di cultura della sua Sicilia, dotata di un timbro unico e inconfondibile che ha saputo esaltare con maggiore incisività ogni costruzione musicale, rendendola spesso un’anima pulsante. 

Uno dei testi poetici che maggiormente hanno colpito la vastissima platea (me compreso) che lo seguiva e che a mio parere rimane uno dei più profondi dal punto di vista spirituale ed espressamente armonioso, e al quale ha sposato una melodia che può essere definita divina è “L’ oceano di silenzio”. Un componimento che nasce dalle sedute di meditazione, dove il silenzio appunto è elemento fondamentale, e in cui era solito immergersi il maestro per ritrovare l’armonia con la coscienza, esulandosi per un attimo dalla quotidianità del mondo reale. 

L’oceano di silenzio è dunque non solo intensità sonora che si arricchisce di una toccante voce soprano in perfetta sintonia con archi e timpani i quali danno vita a un’atmosfera sospesa tra terreno e celeste, ma anche capacità di concentrare in poco più di quattro minuti un vero e proprio capolavoro di sonorità, profondità e ricerca stilistica, degno dei più grandi musicisti di questo nostro mondo e al quale mancherà molto l’estro e il suo genio creativo.

 

Un Oceano di Silenzio scorre lento
senza centro né principio
Cosa avrei visto del mondo
Senza questa luce che illumina
I miei pensieri neri.
Quanta pace trova l′anima dentro
Scorre lento il tempo di altre leggi
Di un'altra dimensione
E scendo dentro un Oceano di Silenzio
Sempre in calma.

 

 

martedì 7 luglio 2026

Domenico Truocchio

 

Nato a  RHO 59 anni fa, ora vive in un paesino nell'entroterra campano, S.Agata dei Goti (BN).

Di famiglia poverissima, con le unghie e con i denti cerca di venir fuori da questa situazione difficile, ma i sacrifici sono tanti e anche se la fortuna aiuta gli audaci, in verità lei non si è mai fatta notare dalle sue parti.

Domenico oggi è  un artigiano, e  anche se la sua vita ha continuato a picchiare duro non può lamentarsi. Tuttavia i salti mortali per arrivare dove oggi si trova cominciano a farsi sentire già da un po', così un po' per sfogo, un po' per il piacere di raccontare, un po' come antidepressivo, il nostro Domenico comincia a scrivere.

Duecento poesie, due libri e decine di racconti brevi che lui chiama ..." favole per poveri".

Comincia così a farsi largo nel panorama artistico dove incontra un po' di consensi, ma lui ha ancora tanto da imparare. In fondo, imparare sempre è il segreto per non invecchiare mai.


QUELLA FACCIA D'ARGENTO

 Questa sera ero stanco

volevo parlare un po' a Dio,

come faccio ormai spesso,

un po' a modo mio.

 

Ma Lui ha troppi figli

e io gli ho chiesto già tanto,

avrà tanti pensieri

più di me sarà stanco.

 

Così ho parlato alla Luna

con la faccia d'argento,

mi sono sfogato,

gli ho detto come mi sento.

 

Sono un uomo ormai stanco

che guarda solo il tramonto,

più volte ferito

da questo misero mondo.

 

Volevo cambiare le cose

ma non ci sono riuscito,

volevo sorrisi per tutti

ma spesso ho fallito.

 

Ho amato in silenzio

ho pianto nel sonno,

ho corso per niente

su strade senza ritorno.

 

Ora parlo alla Luna

come un lupo ferito,

da chi mi segue da sempre

e non mi ha ancora capito.

 

Tante volte ho inciampato

falsi amici ho aiutato,

mi hanno dato del ladro,

mi hanno quasi sparato.

 

Piano piano ho capito

come gira la vita,

ma sono all'ultima mano

di una brutta partita.

 

Giocherò fino in fondo

magari mi capita un asso,

ma so già che nessuno

mi cederà il passo.

 

Occorre coraggio per vivere

e per morire fortuna,

ma che scemo che sono

sto parlando alla Luna.

 

Così alzo lo sguarto

senza quasi un perché

e vedo,... QUELLA FACCIA DARGENTO

che sta piangendo per me.

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IL MALOCCHIO DELLA NONNA
 

Che fosse solo un mal di pancia

o un piccio passeggero,

la mia nonna era sempre lì

con il suo vestito nero.

 

Dalla febbre dei bambini

alla rogna agli animali,

c'era il malocchio della nonna

che curava tutti i mali.

 

A se proprio non riusciva,

era un po'  più grave il fatto,

Lei con il dito dentro l'olio

lo faceva con il piatto.

 

Forse era l'ignoranza,

io a quel tempo ero bambino,

se qualcosa non andava,...

era il malocchio del vicino.

 

E il buon Dio che tutto vede

non era poi così lontano

si girava e sorrideva,

ma era tesa la sua mano.

 

Quante volte avrà aiutato

quella vecchia fattucchiera,

Lei che passava facilmente

dalla magia alla preghiera.

 

Perché la fede è sempre forte

dove alberga povertà,

forse voi non lo sapete,

ma c'era la fame tempo fa.

 

Passò il tempo, forse troppo,

abbandonai quella credenza.

quella donna poi parti

restò vuota la sua stanza.

 

E adesso che i malanni

sono tanti e sono veri,

cara nonna ti ho cercato,

ma questa volta tu con c'eri.

 

Resta di te una vecchia foto,

che ho incastrato nello specchio,

quante rughe sulla faccia

sarà colpa del malocchio.

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giovedì 25 giugno 2026

Anna Solovyova: Innovazione e reinterpretazione creativa della tradizione

La società contemporanea vive in gran parte di immagini, e questo è dovuto principalmente a una serie di strumenti messi a disposizione dal progresso e dalla tecnologia quali l'intelligenza artificiale, il web con i suoi social e via dicendo. Incentrate fortemente sulle immagini infatti sono le modalità di presentare concetti, pensieri e idee, non tralasciando il loro massiccio uso anche quando si vuol semplicemente raccontare qualcosa che stimoli la riflessione, che intenda toccare le coscienze oppure lanciare un messaggio chiaro che possa così oltrepassare la prima corteccia sensibile dell'indifferenza arrivando a provocare un’emozione, stupore o suscitare meraviglia.

Chiaro che quanto enunciato trova uno dei suoi luoghi ideali nell'arte visiva. Ed è proprio su questa disciplina artistica che intendo fissare il focus di questa nota, raccontando cosa ho visto e  percepito nel visitare una mostra personale di un’artista che definirei intelligente - per come ha saputo reinterpretare un'attività stimolante sotto il profilo squisitamente creativo - prima ancora che talentuosa.

Ma di cosa si tratta in concreto?

Incuriosito dal genere artistico proposto, mi sono recato presso la Galleria Internazionale Area Contesa Arte  in Via Margutta 90 a Roma, dove ho incontrato Anna Solovyova, giovane artista ucraina che proprio nelle sale della celebre galleria ha esposto i suoi lavori. Le opere di Anna non trovano concreta identificazione in pennelli, tele e colori, l'artista propone con maestria e originalità compositiva  uno spaccato della tradizione, una passione tramandata di generazione in generazione ma rielaborata attraverso uno stile unico e irripetibile. Un'attività "povera", dove gli unici strumenti per comporre poesia in immagini sono la fantasia e una spiccata capacità di lettura interiore, che l’artista ha voluto riportare alla luce trasformando questa tradizione in arte pura.  Ritratti di personaggi del mondo dello spettacolo e non solo riprodotti con la tecnica punto croce, mezzo punto, mezzo punto con perline. Avrete capito che gli strumenti di Anna sono "filo, ago, tessuto e i motivi che il filo disegna", come essa stessa ha inteso nominare la propria arte personale.

Ma chi è Anna Solovyova? 

Nata nel 1984 in Ucraina, Anna ha una laurea in lingue straniere e letterature straniere, Nel 2011 si trasferisce in Italia e precisamente a Roma dove tuttora vive e lavora. Da sempre appassionata dell’arte del ricamo, inizia da due lustri circa a realizzare lavori sperimentando varie tecniche che la portano a perfezionare sempre più il suo stile, originale e ricercato, adottando nel contempo un’applicazione sempre più sofisticata finalizzata a un raggiungimento di un livello compositivo completo.

Presso la sala della Galleria si possono ammirare ritratti eseguiti con questa tecnica nei confronti di icone del cinema, dello spettacolo italiano e non solo. I volti riprodotti sono volti celebri: da Anna Magnani a Sandra Milo, da Papa Francesco a Monica Vitti. Splendido anche il volto di un bambino che riesce, con la sua espressione, a trasmettere piacere e serenità in un'aura di assoluta pace interiore. Ogni personaggio acquisisce, con  l'opera della Solovyova luce nuova, profondità emozionale e rigore d’espressione, il tutto nella piena libertà interpretativa da parte dell'osservatore. Ogni figura, ogni tono è assemblato con cura e con dovizia di particolari fino a realizzare un incrocio di livelli e di motivi che esaltano la forma espressiva e l'intensità compositiva dell'autrice. Garbate infine, sono le linee lavorate sul tessuto, tratti che sanno  catturare lo sguardo dell’osservatore annullando ciò che di materiale esiste intorno, anzi, esaltando quella spiritualità che solo opere frutto di ingegno e di un genio superiore  hanno insite nella loro sostanza.

Un plauso è doveroso nei confronti delle galleriste Teresa Maria Zurlo e Tina Zurlo le quali, attraverso il personale intuito esperienziale hanno individuato nell’artista Anna Solovyova, un profilo di rilievo, una forza creativa potente e un talento ormai raggiunto e riconosciuto, elementi sulla base dei quali, hanno potuto garantire una copertura critica di elevato spessore artistico.

Esposizioni in contesti di prestigio dell’artista in ambito nazionale:

  • - Premio d'artista d'Italia (Roma, 2022)
  • - Arte in maschera (Venezia, 2023)
  • - Premio Michelangelo (Firenze, 2023)
  • - Red carpet (Padova, 2023)
  • - Gran Premio della stampa artistica (Sanremo, 2023)
  • - Visioni contemporanee (Roma, 2023)
  • - Premio Baronessa Luigia Sipione. Premio per l'arte.  (Roma, 2024)
  • - Humanity - Museo Bellini(Firenze, 2024)
  • - Art Expo New York (2024)
  • - Artista nella storia. Premio Dalì (Roma, 2024)
  • - The Power of Art - Museo Crocetti (Roma, 2025)
  • - Arteland (Pisa, 2025)
  • - Galleria Internazionale Area Contesa Arte - da luglio 2023/oggi
Il consiglio è quello di visitare questa mostra personale la quale non si ferma al semplice impatto visivo, ma scava lo sguardo sino a ridestare sensazioni sopite. Un viaggio sensoriale attraverso cui riscoprire il valore di una disciplina unica nel suo genere.

- Mostra: Punto...e arte;
- Dove: Galleria Internazionale Area Contesa Arte, via Margutta 90 - Roma;
- Quando: dal 19 al 28 giugno 2026;
- Orari di galleria:
  • Lunedì chiuso.
  • Martedì, mercoledì, giovedì   11.30 - 13.30/15.30 - 18.30
  • Venerdì, sabato - 16.00 - 19.00
  • Domenica - 10.30 - 13.00

sabato 6 giugno 2026

Piglio, Il periodico di cultura "Capitulum Hernicorum" compie 80 anni.

Si tratta del periodico di cultura civile-religiosa e storico-archeologica dal titolo “Capitulum Hernicorum”, stampato dalla Tipografia Poliglotta Vaticana, che il Direttore Responsabile Mons. Adelmo Loreti, pubblicò per la prima ed ultima volta nel Giugno 1946.

Non a caso don Adelmo aveva scritto: “nel prossimo numero saranno pubblicati articoli di sommo interesse storico che per la prima volta illustreranno l’origine delle antiche famiglie di Piglio”.

A far rivivere questa testata nella sua veste di pubblicista è ora Giorgio Alessandro Pacetti, memoria storica di Piglio, che continua nell’opera di conservazione degli avvenimenti di Piglio “ad perpetuam memoriam”, con la sua biblioteca fatta da ritagli di giornali.

Non solo.

Pacetti desidera festeggiare il periodico “Capitulum Hernicorum” con i nati a Piglio nell’anno 1946 che compiono 80 anni nel mese di Giugno2026. 

 Giorgio Alessandro Pacetti

lunedì 1 giugno 2026

Greta Gurizzan: un'artista, quaranta opere in esposizione ad Anagni (Fr)

Esplosione di colori e forme a “Emozioni – dal pennello alla spatola”, mostra personale dell’artista bresciana Greta Gurizzan inaugurata il 24 maggio e visitabile fino al 7 giugno 2026, presso Palazzo Bacchetti - Casa della cultura ad Anagni (Fr).

Ho avuto la fortuna di visitare questa personale della cara amica Greta Gurizzan, artista dalla fantasia assai creativa, dall'animo sensibile e dotata di una spiccata predisposizione nel percepire latenti sfumature del mondo e della vita, elementi che sa cogliere e  trasporre sulla tela trasformando quanto ricevuto in opere d'arte con quella naturale spontaneità espressiva che solo talentuosi artisti hanno in dote naturale.

La mostra, patrocinata dalla Provincia di Frosinone e dal Comune Anagni, il cui afflusso di visitatori sta superando ogni ottimistica previsione, ha registrato sinora un notevole apprezzamento da parte del pubblico e particolare successo: sia dal punto di vista critico che da quello organizzativo e progettuale.

L’esposizione delle opere, ordinata ed elegante, intende offrire alla comunità anagnina e a tutti gli appassionati di arte visiva, circa quaranta opere esclusivamente realizzate a pennello e a spatola attraverso la tecnica della spatola stratigrafica, modalità di esecuzione ideata dal Maestro e Critico Internazionale d’Arte Mario Salvo, presente nella circostanza nella qualità di Direttore Artistico e di cui Greta è stata allieva.

Le decorate sale di Palazzo Bacchetti Casa della Cultura, hanno accolto, integrandone la bellezza, un susseguirsi di forme e di colori aventi un unico denominatore comune: la purezza d’espressione.

L’artista bresciana, con le sue opere, conduce ogni visitatore verso una dimensione asettica, quasi priva di materialità, invisibile ma palpabile dove concetto, analisi e confronto, condividono le aree emozionali tra l’osservatore e l’artista stessa.

La donna, nell'opera dell'artista è spesso intesa quale centro focale dell’individualità umana alla quale Greta dedica ogni sua espressione interiore, e lo fa  attraverso un concreto intimo dialogo con ogni  soggetto alla quale dà vita sulla tela.

Un legame con linee a volte vigorose ma anche delicate, con toni decisi che creano corpo e rilievo o con delicate geometrie mai soffocate, e che sposa facilmente anche ciò che rincorre l’idea di creatività in simbiosi con la contemporaneità. Atto questo, che non esclude storia e tradizione pittorica ma che genera anzi una libera e armoniosa agitazione emozionale creando un unicum artistico irripetibile e di ampio respiro.

L’artista, come segno di riconoscenza verso l’amministrazione ospitante, ha voluto donare una significativa opera, anch’essa realizzata con la sopra citata tecnica a spatola stratigrafica, rappresentante uno scorcio della Cattedrale di Anagni, uno dei tanti luoghi simbolo dall’alto valore storico della città, opera anch'essa esposta. 

 




Mostra d’arte: “Emozioni, dal pennello alla spatola”;

Quando: dal 24 maggio al 7 giugno 2026;

Dove: Palazzo Bacchetti Casa della Cultura – Anagni (Fr):

Sito artista: https://gretarte.com/

giovedì 7 maggio 2026

La chiesa di san Rocco Madonna della Valle a Piglio

Quali misteri si celano nei graffiti della chiesta di san Rocco?

I templari hanno mai frequentato la chiesetta pigliese?

E che legame emerge con la tradizione della Madonna delle Rose?

La risposta a queste e ad altre domande la si potrà trovare nel nuovo libro "Arte e segreti della chiesa di san Rocco Madonna della Valle a Piglio"; ideato e scritto da Giorgio Alessandro Pacetti, Giancarlo Pavat e Martina Pirosini, in collaborazione di Sonia Palombo e di don Marcello Coretti.

Un viaggio tra arte, storia e spiritualità di uno dei luoghi simbolo di Piglio.

Il libro verrà presentato presso la Sala Consiliare del Comune di Piglio domenica 24 maggio 2026 alle ore 16,00. Padrini e Madrine sono gli ex alunni dell'Istituto comprensivo Ottaviano Bottini di Piglio che hanno visitato la chiesa di san Rocco Madonna della Valle nell'anno scolastico 1996/1997 e oggi quarantenni.

Giorgio Alessandro Pacetti


lunedì 6 aprile 2026

Colleferro: "Our Colours" l'arte chiama il colore

Ha preso il via il 4 aprile scorso presso lo storico Palazzo Morandi a Colleferro “Our Colours”, la mostra d’arte contemporanea organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale “La via dell’Arte". L’esposizione, cui hanno preso parte ben 27 artisti e artiste del territorio, rimarrà visitabile sino al 19 aprile 2026. 

 

mercoledì 1 aprile 2026

Il Mio DNA: Tra Natura e Anima. Un viaggio corale nell’Irriducibile Essere

La mia partecipazione alla mostra "DNA - Dialogo Natura Anima: L’irriducibile essere" non è solo una riflessione solitaria, ma un impegno vivo che si nutre del confronto con altre voci e altre storie. Il cuore pulsante del mio contributo in questa rassegna si manifesterà pienamente nelle giornate del 4   e 12 aprile 2026, momenti che ho voluto dedicare alla forza della parola scritta e condivisa.

In questa cornice dedicata all'essenza dell'esistere, avrò l'onore di curare e presentare le opere di tre autori che, ciascuno con la propria sensibilità, indagano le sfumature del nostro "DNA" spirituale:

  • Alessandra Floris: Con la sua scrittura, esploreremo quei legami profondi che uniscono l'anima alla musica con i suoi molteplici effetti benefici sulla mente e sull’umore.
  • Daniele Cerioni: La sua opera ci condurrà verso una riflessione sulla struttura portante della nostra identità.
  • Lorenzo Tramontana: Un viaggio attraverso visioni che interrogano il senso ultimo del nostro stare al mondo.

Presentare i loro lavori significa per me tessere una trama comune, dimostrando come la letteratura sia lo strumento privilegiato per sondare l’irriducibilità dell’essere.

Il culmine di queste giornate non sarà però solo nel racconto dei libri. Subito dopo le presentazioni di Daniele Cerioni e Lorenzo Tramontana, sarò io stesso a dare corpo e voce alla poesia.

Ho scelto di tenere un reading poetico, con la partecipazione di chiunque voglia declamare componimenti proprio in quel momento di sospensione, quando le riflessioni degli autori si saranno depositate negli animi dei presenti. Sarà un atto di "resistenza poetica", un modo per tradurre in versi quel dialogo tra Natura e Anima che dà il titolo alla mostra. In quei versi, cercherò di rintracciare i segni del nostro DNA più profondo, quello che non si vede al microscopio ma che vibra nel silenzio e nell'emozione.

Il mio impegno è quello di trasformare la parola in un ponte. Vi invito dunque il 4 e il 12 aprile a vivere con me questo percorso: non solo una mostra da guardare, ma un'esperienza da ascoltare e respirare, per riscoprire insieme quel nucleo essenziale e indissolubile che ci rende, appunto, esseri irriducibili.

domenica 22 marzo 2026

"EPPURE ESPLORO LA FIORITURA DEI CILIEGI" Di Gabriela Silenzi e Diana Brodoloni

Un gioco. Un gioco che sa di antico: quello del telefono senza filo che collega passioni, sentimento, ed emozioni tra persone. Un gioco che nasce nel mondo acerbo d’una gioventù da costruire, ma che si abbandona già ad espressioni condivise, alla ricerca di contatti, di certezze e di sfide. Di sfide certo, perché “Eppure esploro la fioritura dei ciliegi” (Bertoni Editore), presuppone una versione del gioco in poesia, dove la sfida è proprio riprendere un cenno, una frase, un concetto, una parola, per continuare a raccontare storie personali, i diversi volti del proprio percepire, visioni e prospettive frutto dell’esperienza propria in un mondo dove tutto si disperde in fretta, alienato da un processo di precoce distruzione. 
E questo scambiarsi informazioni e sensazioni non rispetta una logica precisa ma una fede viva verso la purezza indefinita della poesia, dove tutto può variare o coincidere, allinearsi o essere tutt’altro, ma sempre conforme e fedele alle leggi della libera espressione poetica.

Gabriela Silenzi e Diana Brodoloni, autrici dell’opera in dittici poetici "Eppure esploro la fioritura dei ciliegi", vivono questa esperienza tuffandosi nelle loro vite, raccontandone fatti e sfumature, leggendo fedelmente la propria coscienza cavando da questa elementi rimasti vivi che danno colore alla parola, sensazioni indefinite che non placano la loro forza evocatrice ma che continuano a vivere insinuandosi nel corpo e nell’espressione dell’altra. E il risultato è un esaltante gioco, dove l’abilità nel comporre è profondità attraverso la parola mentre prende forma, man mano che la spiritualità si impossessa della pronuncia del sensibile animo delle autrici.

La raccolta poetica è metaforicamente un augurio di rinascita che attinge il senso dalla fioritura dei ciliegi, vista e considerata come preciso istante in cui delicatezza e forza si fondono in un contesto di speranza e dono da sfruttare. Essa, è un susseguirsi di eventi, di sensazioni e immagini che rifuggono dalla chiarezza esponendo invece un’oscurità palpabile che si addensa nel richiamare forme e contenuti attraverso l’abile uso di figure retoriche. Il mondo immaginario qui proposto, lo è solo in parte, costruito su fondamenta solide, dove il verso pone un verbo scolpito e definito, l’aleatorio mondo disegnato attraverso l’efficace manipolazione della parola sembra vivo, incarnato da una realtà che si rivela piacevole dicotomia tra senso e assuefazione, tra vigore e delicatezza.

“Passa per la pialla/ il sangue delle cose/resta scuro nelle vene/ un tronco mozzo” scrive Diana. “Un tronco mozzo / avanzato alla onde / è li sulla spiaggia/ mi è caro ciò che resta” risponde Gabriela. Due direzioni che convergono nel pensiero e in un comune sentimento che riesce ad apprezzare anche le asperità che questo mondo infligge, ma viste in un contesto filosofico dove emerge la consapevole certezza che ogni materia è destinata a distruzione, ma vista e interpretabile attraverso un paradigma di elementi soggettivi, oltre che come evento che coinvolge emotivamente ed evoca dolore.

Un delicato rincorrersi tra velate immagini e nitide visioni, tra ampi panorami e minimi dettagli dove la differenza è resa dalle sfumature, sempre eterogene, che  restituiscono l'essenza dell'interpretazione  garbatamente femminile laddove è la voce dell'anima a parlare. 

Una comunione di cuori e di parole che nella sua sacralità spirituale diffonde ed effonde il valore della poesia più pura, più intima e spesso, per questo, intrisa di un piacevole mistero che coinvolge e avvolge affini essenze personali.


"EPPURE ESPLORO LA FIORITURA DEI CILIEGI" (Bertoni Editore)

  • Pagine 74:
  • Pubblicato 8 aprile 2025;
  • ISBN: 978- 8855358958
  • Formato: cm. 14.5 X 20.5




 

lunedì 9 marzo 2026

Colleferro: "La via dell'arte"

Come ormai penso sia noto, il mio impegno nella diffusione di arte e cultura e dei suoi e artisti e autori percorre molte strade e arriva, spesso, a scoprire realtà e talenti del territorio meritevoli di essere “esportati” dai territori nei quali vivono, creano e hanno comunque un ottimo seguito, su terreni diversi allo scopo di portare le loro opere e la loro disciplina artistica fuori dalle mura amiche. Nella qualità di conduttore di un programma dedicato all’arte e messo in onda da ArtHeraTV con cui collaboro ormai da qualche anno, molto di recente ho invitato nei nostri studi per una conoscenza più ravvicinata Bianca Coggi, architetto e soprattutto artista. Bianca, Presidente dell’APS “La via dell’arte", con sede in Colleferro da anni pone in essere numerose iniziative volte a valorizzare non solo l’arte del territorio ma anche le figure professionali, e sono numerose,  iscritte alla sua associazione. 

Tra queste, e anch’esse presenti in studio Lara Campagna in arte Lara Gioie, la quale propone gioielli artistici progettati  e realizzati personalmente nel suo laboratorio artistico con l'impiego di vari materiali (a lato "Farfalla Monarca - micro perlinato)   ed Eleonora Volpe pittrice, designer e artigiana del riciclo che attraverso la propria creativa fantasia, riesce a far rivivere ogni oggetto destinato alla spazzatura di nuova e affascinante vita muovendo, in questa direzione, una sensibilità collettiva nei confronti dello spreco e dell'inutilità stessa di alcune evitabili sovra produzioni industriali difficili poi da smaltire e/o recuperare. Emblematiche le realizzazioni con le bottiglie di plastica oppure quelle che coinvolgono addirittura la carta da parati (vds 
ritratto viso femminile).

Per Bianca Coggi non solo l'impegno nella gestione de "La via dell'arte". L'artista colleferrina fa rivivere nelle sue opere una inconfondibile miscela tra la sua formazione accademica in architettura - che si palesa ed  esprime attraverso geometrie e forme - e le sperimentazioni connesse con la dinamicità emozionale provocate dalle sue opere, a volte anche di grandi dimensioni che  suscitano meraviglia e un impatto di sorprendente potenza visiva. 

L'utilizzo di supporti e materiali ai quali Bianca affida la sua espressione non rispettano gli standard di comune impiego, bensì, sposano originalità e unicità come del resto tutte le sue rappresentazioni, inglobate in una realtà astratta e raffinata, razionale ma fluida, frutto di una rappresentazione intima e personale del mondo.   

L'incontro, fruibile qui ed estremamente interessante ha sicuramente messo a nudo l'anima delle artiste intervenute e avviato un processo di liberazione spirituale che ha portato sino alla raffigurazione - rigorosamente soggettiva - di una dimensione propria in rapporto all'individuale sensibilità artistica.