martedì 7 luglio 2026

Domenico Truocchio

 

Nato a  RHO 59 anni fa, ora vive in un paesino nell'entroterra campano, S.Agata dei Goti (BN).

Di famiglia poverissima, con le unghie e con i denti cerca di venir fuori da questa situazione difficile, ma i sacrifici sono tanti e anche se la fortuna aiuta gli audaci, in verità lei non si è mai fatta notare dalle sue parti.

Domenico oggi è  un artigiano, e  anche se la sua vita ha continuato a picchiare duro non può lamentarsi. Tuttavia i salti mortali per arrivare dove oggi si trova cominciano a farsi sentire già da un po', così un po' per sfogo, un po' per il piacere di raccontare, un po' come antidepressivo, il nostro Domenico comincia a scrivere.

Duecento poesie, due libri e decine di racconti brevi che lui chiama ..." favole per poveri".

Comincia così a farsi largo nel panorama artistico dove incontra un po' di consensi, ma lui ha ancora tanto da imparare. In fondo, imparare sempre è il segreto per non invecchiare mai.


QUELLA FACCIA D'ARGENTO

 Questa sera ero stanco

volevo parlare un po' a Dio,

come faccio ormai spesso,

un po' a modo mio.

 

Ma Lui ha troppi figli

e io gli ho chiesto già tanto,

avrà tanti pensieri

più di me sarà stanco.

 

Così ho parlato alla Luna

con la faccia d'argento,

mi sono sfogato,

gli ho detto come mi sento.

 

Sono un uomo ormai stanco

che guarda solo il tramonto,

più volte ferito

da questo misero mondo.

 

Volevo cambiare le cose

ma non ci sono riuscito,

volevo sorrisi per tutti

ma spesso ho fallito.

 

Ho amato in silenzio

ho pianto nel sonno,

ho corso per niente

su strade senza ritorno.

 

Ora parlo alla Luna

come un lupo ferito,

da chi mi segue da sempre

e non mi ha ancora capito.

 

Tante volte ho inciampato

falsi amici ho aiutato,

mi hanno dato del ladro,

mi hanno quasi sparato.

 

Piano piano ho capito

come gira la vita,

ma sono all'ultima mano

di una brutta partita.

 

Giocherò fino in fondo

magari mi capita un asso,

ma so già che nessuno

mi cederà il passo.

 

Occorre coraggio per vivere

e per morire fortuna,

ma che scemo che sono

sto parlando alla Luna.

 

Così alzo lo sguarto

senza quasi un perché

e vedo,... QUELLA FACCIA DARGENTO

che sta piangendo per me.

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IL MALOCCHIO DELLA NONNA
 

Che fosse solo un mal di pancia

o un piccio passeggero,

la mia nonna era sempre lì

con il suo vestito nero.

 

Dalla febbre dei bambini

alla rogna agli animali,

c'era il malocchio della nonna

che curava tutti i mali.

 

A se proprio non riusciva,

era un po'  più grave il fatto,

Lei con il dito dentro l'olio

lo faceva con il piatto.

 

Forse era l'ignoranza,

io a quel tempo ero bambino,

se qualcosa non andava,...

era il malocchio del vicino.

 

E il buon Dio che tutto vede

non era poi così lontano

si girava e sorrideva,

ma era tesa la sua mano.

 

Quante volte avrà aiutato

quella vecchia fattucchiera,

Lei che passava facilmente

dalla magia alla preghiera.

 

Perché la fede è sempre forte

dove alberga povertà,

forse voi non lo sapete,

ma c'era la fame tempo fa.

 

Passò il tempo, forse troppo,

abbandonai quella credenza.

quella donna poi parti

restò vuota la sua stanza.

 

E adesso che i malanni

sono tanti e sono veri,

cara nonna ti ho cercato,

ma questa volta tu con c'eri.

 

Resta di te una vecchia foto,

che ho incastrato nello specchio,

quante rughe sulla faccia

sarà colpa del malocchio.

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