venerdì 2 ottobre 2026

Gabriella Nardacci

 


Gabriella Nadacci ha esercitato la professione di insegnante per quarantadue anni ed è attualmente in pensione. Durante l’attività lavorativa ha realizzato diversi libri (autopubblicati) con gli alunni: Fiaborie e poestrocche, Piccoli autori crescono, Io racconto tu ascolti, Storie di sogni, I mei amici animali, Noi piccoli supereroi…
Alcune dei suoi lavori (poesie, articoli e racconti) sono stati premiati in diversi concorsi e sono presenti in Antologie Letterarie (Spearling-Krufen,Editrice Spada, Aletti, Carla Felci, Pensieri e parole, Seneca, Giovane Holden…), riviste letterarie e blog.
Ha pubblicato una silloge di poesie Parole scalze edita da Primizie Artegraft, i romanzi: A malapena si vede l’isola di Ponza edito da L’Oceano nell’Anima , Tempo che va…Tempo che viene edito dalla Daimon edizioni, Tra Agnese e Sandrina. Altre vite edito da Progetto Cultura, Un vestito per la vita e per la morte edito da Progetto Cultura e in stampa, in questo periodo è la seconda silloge di poesie Alba Lunare .
Presente in blog letterari, su giornali locali e nel sito Ponzaracconta con poesie e articoli di letteratura che pubblica periodicamente.

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A MIO PADRE

 

Mio padre era l’uomo dei mattini silenziosi

degli odori di spuma da barba e brillantina

delle briciole di pane sul tavolo in cucina

dei pensieri smisurati ma preziosi.

 

Mio padre era l’uomo della tarda sera

della fatica quotidiana trascinata a casa

dei sorrisi stanchi e di carezze a iosa

del suo sogno trasformatosi in chimera.

 

Mio padre era l’uomo delle buie notti

di un cielo pien di stelle o tempestoso

dei sogni mio custode silenzioso

dei passi ballerini con i calzini rotti.

 

Mio padre raccontava la sua guerra

e allora lo invitavo a un girotondo

che caschi tutto quanto e pure il mondo

e tutti giù per terra!

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IL TEMPO VA


Caparbiamente ascolto innovazioni dell’amore

e sempreverdi m’appaiono le valli.


Ma oggi il cielo è grigio

e nuvole di pioggia s’addensano..


Cos’altro si potrà dare stasera?

Il colore ei miei occhi…

Il calore del mio corpo…


Neanche il mare placarsi

neanche un bimbo sa stupirsi...


Eppure

rampano gli occhi miei l’anima tua

ed antichi inni all’amore

mi portano a te che accanto mi riposi.


Lacrime amare scendono chiare

come gocce di mare

per te o tempo che scorri veloce

e togli i freschi sapori alla vita.


Cos’altro potrei darti stasera?

Un triste sorriso…

Un dolce rimpianto

mentre il sole sta tramontando

e un fiore sta appassendo.


Eppure in questo malinconico crepuscolo

ergo il mio viso stanco

e rendo umida la vita che mi sta accanto.


Caparbiamente con te, o tempo perfido

faccio la scommessa amara

che mai distruggerai il ricordo candido

dell’innocenza avuta.

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giovedì 1 ottobre 2026

Si amplia il Museo Battisti a Poggio Bustone (RI)

Dopo un breve viaggio attraversando colline e montagne che hanno reso piacevole il mio tragitto sono arrivato a Poggio Bustone, piccolo comune della provincia di Rieti, per poter documentare l'inaugurazione di un nuovo locale espositivo facente parte del già esistente Museo dedicato a Lucio Battisti.

Proprio dal 29 settembre infatti (data scelta non a caso), sarà possibile per i fan di Lucio Battisti e non solo, visitare un ulteriore luogo dove poter approfondire ancor di più la conoscenza artistica e soprattutto personale del cantautore laziale. In questa parte del territorio reatino infatti,  ove si trova il paese natale del celebre autore, ha avuto luogo l’inaugurazione della “Cantina buia”, un ulteriore spazio situato al piano inferiore, nello stesso edificio di via Roma 26 che ospita, sin dal gennaio 2024 il Museo a lui dedicato e diretto da Pino Bonomo.

 

Al suo interno, non solo oggetti appartenuti a Lucio, ma anche foto dei suoi antenati, unitamente a vari utensili e oggetti appartenuti alla famiglia Battisti. Il tutto, messo a disposizione dei visitatori del museo.

Nella circostanza, l’artista Anna Solovyova, artista ucraina,  ha voluto donare al Museo, consegnandola nelle mani del direttore Pino Bonomo, una sua opera, raffigurante il celebre cantante e realizzata a ricamo punto croce esprimendo, con questo gesto, la sua personale ammirazione nei confronti del cantautore poiano.

Alla cerimonia di inaugurazione, tra gli altri, erano presenti anche alcuni componenti della band “Gias Tribute Bad Battisti” Tribute Band Battisti i quali non hanno voluto rinunciare all’evento, e al termine del quale hanno eseguito, in forma strettamente privata e proprio all’interno della Cantina Buia, alcuni brani in acustica di Lucio Battisti.

Le migliaia di visitatori che ogni anno hanno la fortuna di recarsi in questo comune di circa 2000 anime e situato a 750 metri circa di altitudine per visitare il Museo, possono senz’altro continuare a perdersi tra gli oggetti cari a Lucio, molti dei quali evocanti il magico clima ’70, dove ogni canzone rappresentava una sfida ai canoni dell’epoca, esplorazione musicale, sperimentazione e soprattutto grande coraggio da parte di una nuova generazione di musicisti.

Per info sul Museo Battisti oppure richiederne l'esposizione nei propri territori è possibile contattare i segueti recapiti:

  • Tel. +39 3519382005;
  • Email: info@museoluciobattisti.it

Video integrale con interviste visionabile qui

mercoledì 30 settembre 2026

Gabriela Silenzi

 


Nata in una rovente sera di luglio, cresce in un paese di collina tra cielo e mare. Da bambina ama leggere, cercare versi e ricopiarli su un quadernino. Insomma, qualche indizio c’era già.

Ama l’odore delle castagne e guardare gli uccelli migrare. Loro partono, lei resta. Ma con la testa, spesso, va molto lontano.

Nelle Marche, a Urbino, frequenta l’università, poi si sposa e si trasferisce in Umbria, una regione bellissima con un’unica imperdonabile mancanza: il mare. Lei, però, non si rassegna e continua a portarselo negli occhi e nel cuore.

Un giorno decide di mettere nero su bianco emozioni, immagini e silenzi. Da allora non ha più smesso.

Pubblica Carezze di vita (Intermedia Edizioni, 2020), Luce Dentro (Gambini Editore, 2022) ed Eppure esploro la fioritura dei ciliegi (Bertoni Editore, 2025).

Scrive in modo lirico ed essenziale, cercando il fruscio quasi impercettibile delle cose, i movimenti nascosti e quei piccoli inizi che compaiono proprio quando sembra tutto finito.

E il mare? Resta il suo rifugio, il luogo dove correre con la mente e, quando può, anche con il corpo, soprattutto quando la quotidianità diventa decisamente troppo quotidiana.

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Tutto è ancora vivo

 

Nella casa in collina

c’era una finestra

sui tetti e, più lontano,

sui campi coltivati

 

Oltre, una striscia di colline

al tramonto scuriva

e faceva paura

a quella bambina che ero

 

Ma, ancora più in fondo,

a destra, si scorgeva

un frammento di mare

 

Di quell’azzurro

ero innamorata

 

Fissavo l’orizzonte

e, tra le ciglia,

cercavo l’onda la schiuma

 

E mi piaceva

affogarci i sogni

ancora non nati

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Notturno

 

La tacita Luna cola luce

nel lago scuro

dove l’acqua è specchio al cielo

 

Il silenzio dilata ogni cosa

 

E io, senza sponde

evaporo

nel respiro del buio

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Fly

 

Al fiorir di luce chiara

libera dall’involucro di bruco

volo senza obbedire al vento

 

Somiglia quel cercare rosa

alla mia vertigine di terra

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lunedì 21 settembre 2026

Madonna del Soccorso - I piccoli tesori del territorio pontino

Sulla via Appia, all'ingresso di Fondi venendo da Roma, si trova la chiesetta di Santa Maria del Soccorso (nota anche come chiesa della Madonna del Soccorso). Si tratta di un edificio di culto cattolico di grande interesse storico e, oltre che per la vicinanza all’antica via, si nota subito per una ragione precisa: ha due ingressi, uno per ogni direzione di marcia e non è un caso. La Chiesa infatti, era una stazione dei Monaci Ospedalieri di San Giovanni Gerosolimitano, i quali assistevano i pellegrini lungo questo tratto della via Francigena.

L'edificio esiste almeno dalla fine del XII secolo, ma la prima descrizione scritta è del 1599. La struttura e lo stile sono riconducibili al periodo tardo-medievale, e caratterizzate da un pregevole aspetto gotico-rurale. Fonti storiche e atti pastorali ci raccontano che la chiesa sorgeva in un'area originariamente circondata da pantani e paludi, e proprio la vicinanza a queste condizioni naturali esistenti nella piana Fondana, condizionò in maniera significativa la vita del complesso nel corso dei secoli.  

Nonostante il trascorrere dei secoli e l'isolamento, la chiesetta ha tuttavia conservato i suoi tratti architettonici originari: La facciata è sobria: due arcate ogivali, un pilastro centrale e la celletta campanaria sopra il tetto a spiovente. L’interno si sviluppa a navata unica, con archi a tutto sesto e volte a crociera, rispettando la semplicità funzionale tipica delle chiese dedicate ai pellegrini. Sulle pareti interne sopravvivono frammenti d'intonaco dipinto con immagini sacre e santi protettori, pensati per offrire conforto spirituale ai viaggiatori.

Così, tra il silenzio di una piana che un tempo sapeva di paludi e l'eterno scorrere della Regina Viarum, la chiesetta di Santa Maria del Soccorso continua a compiere il suo antico destino. Non solo un monumento di pietra e fede gotico-rurale, ma un confine liquido tra i secoli: con quelle due porte spalancate in direzioni opposte, pronte a raccogliere i passi di chi andava e di chi tornava. Un rifugio silenzioso dove il tempo sembra essersi fermato, e dove i volti sbiaditi dei santi protettori vegliano ancora oggi, in eterno ascolto di chi attraversa la storia.

Versione video qui

 

domenica 20 settembre 2026

Giovanni Gulino



Giovanni Gulino nato a Ragusa nel 1990 e residente a Marina di Ragusa. Affetto da tetraparesi spastica dalla nascita. S'avvicina alla poesia a 15 anni pubblicando due libri donati a parenti ed amici "Giovi's dream" 2008",  "Gabbiani" 2012.

Consegue il diploma al liceo delle scienze sociali ex magistrale nel 2010. E' attivista, per i diritti di persone con disabilità. Nel maggio 2025 è  uscito il suo terzo libro di poesie. Frammenti di cuore: riflessioni di un aspirante poeta.

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Sul giaciglio della tua bocca


Ti ho sfiorata con un bacio
sul giaciglio della tua bocca,
colmando echi, di solitudine e silenzio.
Legato a te, come il tralcio
rimane legato alla vite,
con un soffio d'ali afferro
una tua ciocca di capelli.
Leggera danza
fra le tue labbra,
e germoglia il tuo sorriso.
Sul giaciglio della tua bocca
trasuda l'alba, d'un mattino
di fine estate.
Vivi in me, con me dentro me
incarnata nei meandri,
dei miei pensieri.
Fuorviante è lo spasimo
della mia anima, incenerita
dalla pena d'un amore,
che sa di eterno e d'infinito.

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Cuore di Poeta


Effluvio di note e colori
sul far della sera, narrano
la sinossi del cuore.
Aggrovigliato nella meraviglia
il mio cuore di poeta,
è un'esteta di bellezza.
Con un tratto di penna
orna paesaggi dell'anima,
fra silenzi ondeggianti di malinconia.
Spazza via i turbamenti
nello scorrere delle correnti marine,
il fascino non ha confine
per il cuore di un poeta.
Sul foglio ricopro una crepa
mentre la mia anima,
canta inni di lode, inneggiando pace.
Guernito di saggezza
riscopro la tenerezza,
nel sorriso tuo bambina.
Cammino per sentieri sinuosi
in compagnia delle dolenti note
sono i tuoi occhi meravigliosi.

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giovedì 17 settembre 2026

Anna Rita Mattei


Anna Rita Mattei  è un’artista poliedrica la cui sensibilità nasce dall’unione inscindibile tra musica, poesia e pittura. Diplomata in pianoforte al Conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli nel 1976, ha consolidato la sua carriera artistica con corsi di perfezionamento, come pianista accompagnatrice presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma e successivamente come Docente di Musica nell'istruzione secondaria di I grado. Fin da bambina amava dipingere vincendo, a 9 anni, un concorso di pittura. 

La sua pittura, oggi, è definita un "pellegrinaggio dell’anima", si distingue per una tecnica gestuale ed emotiva: l'artista accarezza la tela dipingendo con diverse tecniche, ma quasi esclusivamente con le dita.

Unicità della produzione: Ogni opera pittorica è costantemente accompagnata da un componimento poetico originale dell'autrice, creando un'esperienza sensoriale completa che fonde immagine e parola in un dialogo volto alla ricerca di pace e introspezione.

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La lacrima del poeta

 

La lacrima del poeta

corre via come ruscello

lungo i solchi rugosi del viso

e come rugiada

si adagia gentile sul labbro

 

Lacrima dolorosa,

macchiata d’inchiostro

che come legna infuocata

scrive nell’anima fino ad arderla

di struggente passione.

 

Lacrima silenziosa,

che come piuma ondeggia,

danzando nel vuoto

della malinconia fino a perdersi

nell’estasi di un amore.

 

La lacrima del poeta..

Umile e preziosa,

come scintilla eterna si leva in cielo

e chiusa in uno scrigno divino

grida la sua vittoria.

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Vorrei essere


Vorrei essere un gabbiano

spirito sperduto in un cielo vibrante

che a colpi di ala

lascia cadere dolori inespressi

e sguardi amari.

 

Vorrei essere un gabbiano

per volare verso il sole

rubare il calore e lasciare

che scorra sull’anima

come stagno fuso.

 

Nell’oscuro cielo

la mia mente prende il volo

tra incanti misteriosi e seducenti

mentre il vento mescola anime perdute

e ricordi d’amore.

 

Sono figlia di una sbiadita speranza

salpata su una nave di ricordi,

figlia di alberi che piangono

al fuggire delle foglie,

figlia di un fiocco di neve

che si scioglie e muore.

 

Dov’è la vita che sognai !

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sabato 12 settembre 2026

Le mostre a via Margutta parlano anche di donne

Via Margutta, parallela a via del Babuino a Roma, è sempre stata una sorta di luogo sacro dell’arte. Lungo il suo corso erano allocate stalle e botteghe artigiane ed è oggi, una delle strade più caratteristiche e affascinanti di Roma. Nasce in epoca antica, non come elegante via residenziale, ma come retro del colle del Pincio, popolato da orti, botteghe di artigiani e umili dimore. 

Durante il Rinascimento la via inizia ad attrarre pittori, scultori e scalpellini stranieri - soprattutto fiamminghi e tedeschi - affascinati dalla luce della zona e dalla vicinanza a Piazza del Popolo.

Nel corso dell'Ottocento e del Novecento, la via si trasforma definitivamente in un rifugio esclusivo per artisti, poeti e registi, arricchendosi di studi d'arte, cortili nascosti e facciate ricoperte di verde vegetazione..

Oggi lungo via Margutta al civico 90 si trova la Galleria Internazionale Area Contesa Arte, luogo non solo d’arte in tutte le sue espressioni ma di aggregazione e di rifugio per coloro che proprio nell’arte amano ritrovare la propria identità e la purezza delle cose. I temi sono spesso sociali e di grande interesse, come quello imposto alla collettiva apertasi alle 18 dello scorso 11 settembre 2026: “L’arte è donna – Universo femminile”. 

Il tema ci racconta subito l’inequivocabile importanza della donna nell’arte, non solo spesso come musa ispiratrice ma soprattutto come autrice di opere d’arte di altissimo valore sostanziale, tecnico ed emozionale.

La presentazione è avvenuta a cura di Maria Teresa Zurlo la quale, gentilmente concessasi per una breve intervista ha espresso un suo pensiero. 

Tra le molte presenze in esposizione anche Anna Solovyova artista nota presso la Galleria e non solo, con due ritratti a ricamo punto croce, riproduzioni fedeli di personaggi del mondo dello spettacolo e dell’arte in generale.

Video integrale del servizio qui

venerdì 11 settembre 2026

"IL DESTINO DI UN BOMBER" di Andrea Carnevale e Giuseppe Sansonna

Uno dei miei idoli calcistici preferiti durante mia giovinezza è stato senz’altro Andrea Carnevale. Non perché io fossi tifoso del Napoli, e neanche della Roma, principali squadre di calcio in cui ha militato. In realtà, strano a dirsi, semplicemente perché la sua terra d’origine, quella di Monte San Biagio in provincia di Latina, è anche la mia. I miei genitori infatti erano entrambi originari, da qualche generazione, proprio di questo comune rurale del sud pontino. 

Quando ho saputo della pubblicazione di un libro intitolato “Il destino di un bomber” dedicato alla sua vita scritto a quattro mani con l’amico e stimato Giuseppe Sansonna, autore e regista in RAI, ho iniziato a inseguire il sogno di poterne parlare con lui attraverso un'intervista. Così, non è stato difficile intavolare una conversazione con entrambi e parlare di fatti sportivi, ma anche tragici di vita privata, di cui lo stesso Andrea ne aveva già resi noti alcuni aspetti in altre trasmissioni televisive.

Ebbene, il mio sogno si è realizzato grazie in "primis" alla disponibilità di Andrea, persona straordinaria dal punto di vista umano e di grande sensibilità e poi, grazie anche alla generosità di Giuseppe Sansonna il quale, formulata la proposta, non si è lasciato certo pregare. Insomma ne è venuta fuori una chiacchierata dove il lato umano ha prevalso su quello squisitamente formale, e volendo, anche sportivo.

L’occasione si è presentata a margine della consegna di un premio di letteratura sportiva che “Il destino di un bomber” si è aggiudicato per i suoi contenuti altamente etici, morali e fedeli al tema auspicato dal regolamento del Premio stesso. Tutto si è svolto nella splendida Corte di Palazzo Caetani a Cisterna di Latina lo scorso 9 agosto 2026, allorquando è stato decretato il vincitore della VII edizione del Premio Letterario Sportivo “Invictus”, ideato e organizzato dalla casa editrice LAB DFG allo scopo di coniugare imprese sportive e linguaggio narrativo. La cerimonia di premiazione è stata condotta dal giornalista di Rai Sport e volto noto della Nazionale Italiana di Calcio Alessandro Antinelli con cui ho avuto la possibilità di scambiare qualche battuta.

Oltre il vincitore Emanuele Atturo con “Il mito dei bomber di provincia” sono stati premiati anche gli altri quattro libri finalisti  tra i quali, con il Premio Enel, “Il Destino di un bomber” di Andrea Carnevale e Giuseppe Sansonna,  una toccante storia di vita oltre che sportiva dove a prevalere non è solo l’impresa agonistica di un ragazzo nato a Monte San Biagio negli anni sessanta e cresciuto in un clima di tensione a causa di un dramma familiare, ma anche la condizione di chi, da storie di violenza e da tragedie, può riuscire a trovare il coraggio e la forza di ricostruirsi una vita.

Andrea Carnevale ragazzo semplice del sud pontino ha continuato nonostante tutto a credere ancora che la propria strada fosse in una sola direzione rispetto a ciò che aveva visto e vissuto e oggi la racconta, convinto che serva farlo in questa nostra società, identificandola - a ragione - quale valido strumento di contrasto e di sensibilizzazione nei confronti di un fenomeno - quello del femminicidio - in costante e preoccupante crescita.

Il Destino di un bomber è un libro che fa riflettere, una storia che arriva dritta al cuore, dove Andrea sta giocando un’ulteriore partita impegnativa: quella contro la violenza. 

Video intervista visibile qui
Foto dal web

domenica 6 settembre 2026

Può l'I.A. pretendere conquiste su terreni non autorizzati?

Il rapporto tra intelligenza artificiale e poesia rappresenta uno dei territori di confine più affascinanti e dibattuti del nostro tempo. Tocca domande radicali: cosa rende umana l'esperienza artistica? Quanto e come l’IA potrà avvicinarsi all’espressione del sentimento umano?

La tentazione della mimesi: l'algoritmo e il verso

Di primo impatto, la poesia generata dall'intelligenza artificiale può sembrare un miracolo di ingegneria linguistica, di costruzione esatta dei canoni espressivi propri di questa forma espressiva. Essa, lo sappiamo, sfruttando enormi quantità di dati e modelli avanzati sanno combinare versi, rime, applicare metriche, figure retoriche e campi semantici con una precisione formale sbalorditiva. Possono perfino elaborare testi riconducibili, per stile e assonanza, ai grandi poeti del passato quali quello di Leopardi, di Ungaretti o di Bukowski in un batter d’occhio.

Eppure, questa abilità evidenza una distinzione fondamentale:

L'IA calcola ed elabora le probabilità delle parole. Il suo obiettivo è svolgere il compito assegnato, trovare insomma, la sequenza di termini statisticamente più coerente con il prompt ricevuto.

Il poeta vive la contraddizione, la spiritualità, il conflitto interiore che si esprime attraverso i sentimenti e i propri sensi. La scrittura umana nasce da un attrito esistenziale: il dolore, la gioia, il lutto, il mistero, il tempo che segna il ritmo della vita che corre e la consapevolezza della propria mortalità.

La poesia come ferita, non come sintesi

La grande poesia non è mai un esercizio di stile fine a sé stesso; è una ferita aperta da cui il linguaggio prova a farsi strada. Quando leggiamo un verso memorabile, non cerchiamo la perfezione computazionale, ma il riconoscimento di un'anima, di uno stato o di un frammento di mondo sconosciuto e allo stesso tempo universale.

L'intelligenza artificiale non conosce la solitudine, non ha paura della morte e non conosce il silenzio che precede l'espressione. Manca di ciò che i filosofi chiamano intenzionalità e vissuto biografico, elementi interconnessi poiché le esperienze vissute plasmano le intenzioni e le percezioni di una persona.

Per questo la poesia artificiale rischia di essere uno specchio, un simulacro bellissimo ma vuoto: una facciata barocca dietro la quale ci sono solo stanze piatte; un teatro dove nessun oratore sta raccontando storie d’amore o di sofferenza.

Tuttavia, liquidare l'IA come un semplice "generatore di cliché" sarebbe riduttivo. Più che una minaccia per i poeti, la tecnologia si configura come un filtro inaspettato, uno strumento attraverso cui ragionare sul valore delle emozioni generate contro quelle nate dal nostro animo inquieto.

A questo punto la domanda su cui riflettere con calma è:

Se un testo elaborato su misura riesce a muovere emozioni attraverso una combinazione di parole, vuol dire forse che si sta perdendo la cognizione naturale a favore dell’espressività piatta elaborata da macchine senz’anima? Oppure, come spero,  riscopriremo che il vero valore della poesia risiede proprio nell'unicità, nel pulsante cuore irrazionale e nell’irrequietezza individuale che nessuna stringa di codice potrà mai replicare?

Immagine dal web

lunedì 24 agosto 2026

Simona Morelli, il fascino del mosaico e non solo

Approfittando del periodo festivo dedicato a San Magno, patrono della città di Anagni, mi sono recato nel centro ciociaro, dove ho potuto, tra le altre cose, visitare il laboratorio dell’artista romana Simona Morelli, scultrice, pittrice ma soprattutto mosaicista, ubicato nel centro dell’antico borgo presso Casa Barnekow, dimora storica ed esempio unico di architettura medioevale.

La cosa che mi ha subito colpito, oltre all’eleganza del luogo e del buon gusto adottato nell’esposizione, è stata la quantità delle opere al suo interno, alcune terminate alcune in lavorazione, altre ancora progettate e da creare. Mosaici, pitture, disegni da trasporre su vetrate, lavori con vetro a fusione e infine tanti, tanti oggetti tra pendagli, orecchini, bracciali e oggettistica varia, il tutto frutto dalla sua illimitata fantasia creativa.

Il suo lavoro

Simona Morelli
non è solo un esempio di artista poliedrica e dinamica nel suo modo di pensare, progettare e realizzare ma è, a tutti gli effetti, una forza della natura laddove, la sua sensibilità, incontra la capacità di costruzione e quella manualità certosina che appare oggi un miraggio nella nostra società contemporanea e senza la quale, molte opere di rilievo non sarebbero mai state elaborate e realizzate. Il suo spirito di iniziativa e l’entusiasmo adoperato, nell’ideare nuove modalità di esecuzione e realizzazione, hanno teso una mano concreta al senso di stupore che spontaneo nasce nell’ammirare ogni pezzo nato e al modo di interpretare l’arte con uno sguardo sempre attento all’originalità.

Autrice mosaici presso le chiese di Segni e di Colleferro, oltre che presso edifici scolastici arriva a decorare perfino un ristorante nella lontana Olanda, senza tralasciare ulteriori contributi tra i quali il mosaico parietale realizzato presso la scuola materna di Frascati e un’opera, sempre in mosaico, dedicata a San Magno, patrono della città di Anagni ed esposta permanentemente presso la biglietteria della Cattedrale di Anagni. 

Il suo percorso artistico


Il suo curriculum, come detto, vanta esperienze in vari ambiti artistici, e i molti riconoscimenti ottenuti sono il frutto di un lavoro di ricerca e di progettazione. Tutto ha inizio nel 1993 allorquando vince  la prima edizione del "Premio delle Arti Applicate Emiliano D'Auria" in Fisciano (SA). Il viaggio artistico prosegue poi con una delle tappe più importati: la frequenza del corso di Alta Specializzazione per la decorazione pittorica di Frascati. Fin da subito, iniziano le sue prime affermazioni, le quali danno vita a un percorso professionale di assoluto spessore, ricco e variegato nel mondo dell'arte.

Tra i vari concorsi vinti e i lavori commissionati da enti e strutture dello Stato, mi piace ricordarne un paio: quello di  Reggio Calabria dove è vincitrice nel Concorso Nazionale di Opere d'Arte presso la Capitaneria di Porto e quello indetto per la decorazione del nuovo Comando dei Vigili del Fuoco di Imperia per la caserma di Crespi, dove l'immagine scelta dall'artista esplicita in tutta la sua potenza la devastazione del fuoco (opera a fianco). 

Il sorriso del coraggio

Ma l’opera che acquisisce tra le tante un valore anche simbolico e morale è “Il sorriso del coraggio”, un grande monumento posto in Piazza Bianca a Colleferro e realizzato in memoria di Willy Monteiro Duarte, pestato a morte nel settembre del 2020. 

Passeggiando lungo via Vittorio Emanuele ad Anagni, sarà facile quindi, soffermarsi nei pressi del civico 83 e  farsi catturare dai colori e dalle creazioni di Simona in un contesto architettonico che esalta  l’intensità delle sue opere e che si unisce gradevolmente ai colori e le forme che  disegnano un’atmosfera d’altri tempi.

Qui il video del servizio.





lunedì 17 agosto 2026

Oltre il silenzio: Santa Maria di Pugliano

A cinque chilometri da Paliano, immerso nel silenzio di una collina che guarda la Valle del Sacco, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. È il Convento di Santa Maria di Pugliano. Le sue origini si perdono tra le pieghe della leggenda e della storia. Si narra di un’immagine sacra, perfetta e prodigiosa, portata fin qui da due fratelli giunti dalle lontane terre di Puglia. È la "Puglianella", la Vergine che veglia su questo lembo di Ciociaria."

Ogni pietra qui racconta una lotta per la sopravvivenza. Che sia nata come ex-voto dopo le feroci guerre tra i Colonna e il Papa nel 1486, o come pertinenza dell’antico castello di Pullianum, citato già nel 1227, questa chiesa è sopravvissuta a tutto. Alle distruzioni belliche del XVI secolo, alla Guerra di Campagna, e persino all'occupazione della divisione corazzata tedesca Hermann Göring durante il secondo conflitto mondiale.

Il destino del complesso cambia nel 1755, quando il cuore pulsante di questo luogo diventa il nuovo ordine fondato da San Paolo della Croce: i Passionisti. Sotto la guida di padre Tommaso Struzzieri, la collina diventa un punto di riferimento spirituale per tutta la Ciociaria. Qui, uomini come i beati Domenico Bàrberi e Grimoaldo Santamaria hanno forgiato il loro cammino, lasciando un’impronta indelebile nella vita e nell'apostolato di questo territorio.

L’aspetto attuale è il frutto di secoli di rinascite. La facciata, con il suo rigore solenne, ci accoglie con la maiolica che ritrae l’apparizione della Madonna al fondatore dei Passionisti. All’interno, la navata unica ci avvolge in un abbraccio di luce e semplicità, guidando lo sguardo verso l’abside semicircolare, cuore della preghiera che, da secoli, non conosce interruzioni.

Oggi, Santa Maria di Pugliano non è più soltanto un convento, ma il centro vivo di una parrocchia rurale che abbraccia oltre 500 famiglie. È un luogo di accoglienza, memoria e identità. Dalle antiche guerre feudali alla cura quotidiana della comunità, la 'Puglianella' continua a essere, ancora oggi, il faro silenzioso sulla collina di Paliano.

Qui il video 

domenica 2 agosto 2026

Rosita Panetta

 


Nata nella Locride e vissuta a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) nei primi anni della sua vita, è torinese di adozione. Scrive poesie e piccoli racconti e da un paio di anni piccoli testi teatrali. Ama dipingere, fotografare nuvole e soprattutto volare, fonte di ispirazione e dei suoi pensieri. Avida osservatrice del mondo che la circonda, vede il bello anche quando si fa fatica nel cercarlo.Organizza piccoli eventi poetici e musicali.

Dal 2010 ad oggi, partecipa ad alcuni concorsi che le conferiscono riconoscimenti e inserimento in varie antologie.

Organizza l’evento “L’Amore dietro le Parole” per San Valentino in una libreria torinese che diventa rassegna poetica presso la casa del quartiere “i Bagni Pubblici di Via Agliè”.  

Gli eventi “Voci e note dall’Universo” presso il “Polo Astronomico di Alpette” nel Parco del Gran Paradiso in estate e “Innamorati sotto le Stelle” in occasione di San Valentino.

Nel settembre 2020 pubblica la sua prima silloge poetica “Un bacio lungo un secondo” Pathos Edizioni

Riceve vari riconoscimenti attraverso la partecipazione a vari concorsi, insignita del riconoscimento “Alfiere dell’arte e della Poesia” 2020, 2021 e 2022, del “Diploma di Onore al Merito Culturale 2021” e “Diploma per la Pace e la Libertà 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025.

Dal 2021 ideatrice di “VersiAppesi” collaborando con le scuole della propria città.

Dal 2023 collabora con il museo “Officina della scrittura” che fa parte della manifattura della penna Aurora. A maggio 2025 viene inserita nella pagina poetica Wikipoesia 

Il 18 maggio 2025 pubblica la sua seconda silloge “Con una sciarpa a coprirmi il cuore” Pav Edizioni.

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La solitudine che sento


Fuori piove e volo

tra le note di un notturno

in riva al silenzio di un fiume.

All'ombra di un salice

appoggio la mia schiena.

D'aria le tue mani

sfiorano labbra

arse dal deserto

senz'acqua da giorni.

Nutro speranze come fiori

piccoli e delicati

annaffiati d'attenzioni

che dissolvono crucci esistenziali,

me li attacco al cuore

allo stomaco

alla bocca

mi ci adorno i capelli,

le ho nell'anima,

non so se mi vedi solo tu

o solo io

che vago tra le righe adorna

alla ricerca della perfezione.

Sono così come mi vedi

così come mi senti,

lontana e vicina

con gli occhi sempre persi

nel cerchio della vita.

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Forse il bacio ha il rumore dei sospiri


Un bacio non fa rumore

schiocca nel silenzio dell'anima

rotola nello stomaco come un sasso nello stagno.

Un tuono, scontro di due nuvole innamorate.

Il fruscio di ali di farfalle 

che si alzano in volo 

abbracciano il cuore e danzano,

danzano sulle note di un valzer 

sulla scia del tiepido vento estivo.

Un bacio si perde in quegli occhi socchiusi 

sotto un lampione che illumina la neve,

in un brivido che pervade il corpo

e non ci si sfiora per paura che la magia svanisca.

Ci si guarda,

le gote rosse,

e si sorride sospirando...

Forse il bacio ha il rumore dei sospiri.

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venerdì 31 luglio 2026

Fiorella Giovannelli

 


Poetessa, scrittrice e sognatrice, originaria del reatino ma apriliana d'adozione. Scrivo da quando ero ragazza e negli anni ho trasformato la mia passione in un ponte verso il mondo: autrice di tre raccolte, premiata in numerosi concorsi e tradotta all'estero (in Serbia e in Grecia).

​Co-fondatrice dell'Associazione L@ Nuov@ Mus@ e Ambasciatrice della Poesia Italiana in Messico, le mie poesie vanno in onda ogni sabato alla radio messicana. 

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Appartenersi


Comunione di carni e d’anime,

due randagi persi nella complicità non è il peccato oscuro di Gowther,

non c’è colpa che ci possa condannare:questo nostro legame è canto d’amore,

una consapevole e violenta misticanza.

 

L’amore che ti porto è ferita aperta, è una lama che squarcia e dà felicità,

un restare sospesi sopra il precipizio, in bilico perenne

tra furore e grazia.

 

Ti cerco nel reclamare delle labbra di mela rossa succose di vita,

nel filo di un respiro trattenuto,

tra i nostri corpi mai arresi all'utopia.

 

Siamo ostie consumate sui cuscini,

altari eretti sopra un tempio pagano dove il sangue si fa vino da bere,

ogni peccato si trasforma in santo.

 

Ci spogliamo del sacro per trovarci umani,

inchiodati a questo letto che ci brucia,

mentre l’odore denso del tuo corpo, diventa la mia sola, vera preghiera.

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Quel poco che resta

 

L'amore è passato come il mare attraversa la notte

non lascia impronte, 

eppure il sale brucia ancora sulla pelle delle rocce.


Non chiedere alla mia carne di imparare l'assenza.

Le mie mani ricordano il peso del tuo nome,

come gli alberi trattengono il brivido del vento anche quando l'aria tace.


Lascia nella mia isola una conchiglia cieca,

una pietra ancora calda di sole,

qualcosa che continui a masticare il tuo passaggio.


Le parole che ci siamo detti non ci appartengono più.

Sono semi conficcati nella terra: anche nel buio, 

aspettano la pioggia per farsi radice.


Ieri il giorno era un frutto spaccato dalla luce.

-Oggi una sola nube ha insegnato al cielo l'immensità dell'ombra-.

Ed io, come una riva ferita che non smette di chiamare il mare,

custodisco questa cenere,

perché anche una sola scintilla conosce il segreto dell'incendio.


Non strapparmi quel poco che resta.

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mercoledì 29 luglio 2026

Rosa Blanco

 


Rosa Blanco è nata ad Arzano, in provincia di Napoli e vive a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Alcuni suoi testi sono apparsi nelle antologie "Una poesia al giorno" (Affiori, 2023), "Una poesia al giorno vol. II" (Affiori, 2024) e "A come Altro" (Giulio Perrone Editore, 2026), oltre che sulla rubrica online Anteprima poetica della casa editrice Homo Scrivens.

Anima nuda è la sua raccolta poetica d'esordio, pubblicata nel 2024 da Ensemble Edizioni. Un primo approdo editoriale che ha trovato spazio su riviste e blog letterari attraverso recensioni, estratti e interviste radiofoniche e online.

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Da  "Anima nuda"  (Ensemble Edizioni 2024)


Il ciclo della vita

 Amaramente vide trascorrere

l'autunno mentre si spogliava

del suo caldo mantello.

L'accarezzò la gelida neve,

sotto lo sguardo di grigi occhi.

Nessun ristoro, nessun conforto.

Poi, il cinguettio di un passero

foriero del perduto tepore,

auspicio di un raggio di sole. 

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Anima nuda

Fogli bianchi impregnati di quell'anima

che si è denudata oltre ogni pudore.

Un'anima divenuta versi puri e limpidi

come il primo chiarore del nascente

giorno e che, devota, trema dinanzi

al dono della poesia, come un miracolo

che si è compiuto.

Un'anima in bilico tra la silente attesa

e l'alternanza tra timore e speranza.

Un'anima senza posa, ritenuta forse un rovo,

forse un bocciolo di rosa.

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martedì 28 luglio 2026

Maria Teresa Infante La Marca

 


È una protagonista attiva nel panorama culturale e letterario, impegnata nella promozione dei diritti umani e della solidarietà sociale, Candidata allo Zayed Award for Human Fraternity 2025 (Nobel Diritti umani, Emirati Arabi) è accademica ad Honorem presso diverse istituzioni nazionali e internazionali con cui collabora per il dialogo interculturale.

Cofondatrice dell’Accademia delle Arti e delle Scienze filosofiche di Bari e direttrice del Dipartimento “Solidarietà e Promozione sociale” della Stessa. Cofondatrice e presidente onorario di WikiPoesia; cofondatrice e vice presidente dell’Associazione culturale “L’Oceano nell’Anima” e responsabile editoriale di Oceano Edizioni. Caporedattore della testata indipendente OceanoNews e dell’omonimo blog giornalistico, Fondatrice e presidente del Premio di Letteratura e Arti visive “Ciò che Caino non sa”, a tema imposto violenza donne e crimini verso i minori, giunto alla VIII edizione. Fa parte del Direttivo di “Foundation for World Peace – Peace, Freedom and Human Rights”

Attualmente è presidente dei Premi letterari “Gentilezza è Cultura”; Daunia&Sannio-Federico II”; “The Noble Laureate Award” per l’Italia.

Vincitrice di molti premi letterari. Ha ricevuto Premi alla Carriera, alla Cultura e Alti Riconoscimenti per la poesia e letteratura, in Italia e all’estero.

 Ha pubblicato ventisette (27) libri tra poesia, narrativa e saggistica, di cui undici antologie come ideatrice e curatrice

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Da "Collisione d'intenti" (Il Convivio Editore 2019)


Viaggio nel mio tempo 


Cos’è questo andare
che mi scompiglia il canto?

Ore, minuti, affissi ad un soffitto
un orologio a tempo
una sveglia al led
una bomba innescata
un cinturino al polso
contano gli anni ai miei capelli bianchi.

Londra vive
tra la panoramica sul fiume
un carosello lento
in cui la testa gira

                      gira

come fosse vento
e la mente annaspa

                  annaspa

come fosse inferma.

E io non sono.

Si sta male
ma di vertigine non si muore
nausea è il mio dolore

 … un analgesico

forse domani avrò dimenticato
e i miei capelli avranno l’oro in testa.

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Il peso


È il capo tra le mani
che pesa quanto il grano di un pensiero
eppur le dita
hanno un trascorso lieve
di frutti acerbi e prati mai sfiorati.

È il capo tra le mani
che non si arrende
a un guscio di basalto
e forgia come creta ogni parola
a sera quando spoglio la ragione.

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Ancora

 Ogni volta ti ritrovo

– puntuale –

sotto il mio balcone

a chiudermi le stanze del cuore

perché il vento

non mi trasporti altrove.

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lunedì 27 luglio 2026

Daniele Cerioni

 


Daniele Cerioni (Frascati, 1979) è un poeta, musicista e laureato in Giurisprudenza. Dopo aver iniziato a scrivere nel 2007 per unire parole e musica, ritrova una forte ispirazione nel 2020. Ha pubblicato con PAV Edizioni le raccolte liriche "Pensieri(in)versi" (2022) e "La libertà delle farfalle" (2024). Oggi la sua produzione artistica si è estesa anche al mondo delle favole, distinguendosi come favolista per bambini e per "fanciulli nell'animo".

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Caro specchio

Caro specchio...

perché fai sì

che io mi veda vecchio,

con la pelle solcata

dal tempo…

solchi utili

per irrigare l'epidermide

per questo volto secco

che nessuno guarda più?

Perché è passata quella

che in passato chiamavamo

gioventù.

Eppur c'è altro da vedere...

qualcosa che non si può vedere

c'è il cuore e quell' attitudine

di cantare il bello

anche se di bello non c'è.

Sono un libero animale

col cuore grande ma malato.

Ma sono grato a questa vita

che mi ha permesso

di amare lei

con la speranza che mi notasse...

e invece è andata via

come un colpo di tosse.

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 L’abbraccio di lava

 Il destino ci ha resi muti e sordi

perché è da quel dì che persi la parola

come se qualcuno mi avesse messo

le mani in gola.

Anche tu ti sei ammutolita…

perché da quando mi rubarono l’anima,

l’infanzia e la gioia, nella mia fase primitiva

la lingua tacque e gli abbracci si fecero pietra.

Solo dopo anni hai scoperto la verità

e fu un sussulto vulcanico…

un pianto strozzato dentro di te

un’ implosione di sofferenza e magma.

D’altronde, io che sono stato dentro di te

sento tutto e tutto provo

anche i tuoi dolori che son forti

e il ghiacciaio è ancora lì

e forse mai si scongelerà

riportando alla luce gli scheletri

da sopprimere, annientare.

Oggi è la tua festa e vorrei festeggiarti

se solo non mi avessero congelato i sentimenti

che non si sciolgono in un abbraccio di lava.

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sabato 18 luglio 2026

Federica Sanguigni

 


Federica Sanguigni è nata a Fondi, dove vive e lavora. Si definisce lettrice appassionata e amante della poesia. Ha pubblicato due sillogi poetiche: “In cammino” e “È una strada impervia” e la raccolta di racconti e poesie “Da me a te. Andata e ritorno – Storie di normale diversità”. Altre sue pubblicazioni sono presenti in antologie cartacee e su siti e blog on line. È autrice dell’atto unico teatrale “È solo colpa mia” e del monologo “Il giorno dopo”, testi che affrontano il dramma della violenza contro le donne. Vincitrice della XXXVI edizione del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero”, in Fondi. Scrive poesie, racconti brevi, tautogrammi, monologhi, recensioni letterarie...   Partecipa a eventi culturali.

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Ho il cielo negli occhi

in questo interstizio di primavera

L'eco della luce mi segue

mentre da una nuvola ribelle

rotolano gocce di innocua pioggia

Scampoli di freddo scrivono in silenzio

versi prepotenti

le dita si scaldano

al tocco di petali gentili

Mi chiedo cosa ci faccio

in uno spazio che non è il mio

e guardo il tuo capo annuire

La strada è ferma

- in attesa di passi -

La casa è vuota

- in attesa di fiato -

Una rondine azzarda il volo

La manutenzione dei cuori

non ha stagione

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Infilo una collana

di perle di cielo

mentre l’ultimo raggio di sole

scrive una canzone

- tra le nuvole e i gabbiani –

L’orizzonte mi restituisce

un sogno

- sposta il confine –

I miei passi attraversano la notte

e sfidano la luna

Oltre il campo di ulivi

c’è ancora il mare

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lunedì 13 luglio 2026

Battiato, un silenzio che non sa tacere

È un doveroso omaggio quello che voglio proporre a favore di Franco Battiato. Questo tempo, che ce lo ha sottratto prima ancora che potesse esaurire una prorompente capacità creativa, ha stroncato prematuramente una delle voci artistiche più importanti della nostra civiltà culturale contemporanea. 

Il maestro, come ormai era naturale chiamarlo, era nato in provincia di Catania 81 anni fa e la sua carriera è stata un susseguirsi di sperimentazioni e di ricerca nelle quali non ha mai smesso di adottare una scala di stili a volte anche non suffragati da una critica benevola, ma che hanno contribuito a rendere la sua geniale espressione artistica sempre all’altezza dei tempi, delle evoluzioni e delle mutazioni naturali. Il tutto, attraverso ricercate sonorità nelle quali ha tessuto trame poetiche di profonda intensità. 

Non solo musicista completo, ma poeta e pittore, senza trascurare una capacità compositiva assolutamente originale, etichettabile solo ed esclusivamente con un personalissimo modo di interpretare la musica così come la intendeva la sua sensibilità d’artista. Naturalmente, non può non essere citata in questo contesto di alti valori la sua voce morbida e gentile, dai tratti garbati e pregna di cultura della sua Sicilia, dotata di un timbro unico e inconfondibile che ha saputo esaltare con maggiore incisività ogni costruzione musicale, rendendola spesso un’anima pulsante. 

Uno dei testi poetici che maggiormente hanno colpito la vastissima platea (me compreso) che lo seguiva e che a mio parere rimane uno dei più profondi dal punto di vista spirituale ed espressamente armonioso, e al quale ha sposato una melodia che può essere definita divina è “L’ oceano di silenzio”. Un componimento che nasce dalle sedute di meditazione, dove il silenzio appunto è elemento fondamentale, e in cui era solito immergersi il maestro per ritrovare l’armonia con la coscienza, esulandosi per un attimo dalla quotidianità del mondo reale. 

L’oceano di silenzio è dunque non solo intensità sonora che si arricchisce di una toccante voce soprano in perfetta sintonia con archi e timpani i quali danno vita a un’atmosfera sospesa tra terreno e celeste, ma anche capacità di concentrare in poco più di quattro minuti un vero e proprio capolavoro di sonorità, profondità e ricerca stilistica, degno dei più grandi musicisti di questo nostro mondo e al quale mancherà molto l’estro e il suo genio creativo.

 

Un Oceano di Silenzio scorre lento
senza centro né principio
Cosa avrei visto del mondo
Senza questa luce che illumina
I miei pensieri neri.
Quanta pace trova l′anima dentro
Scorre lento il tempo di altre leggi
Di un'altra dimensione
E scendo dentro un Oceano di Silenzio
Sempre in calma.

 

 

martedì 7 luglio 2026

Domenico Truocchio

 

Nato a  RHO 59 anni fa, ora vive in un paesino nell'entroterra campano, S.Agata dei Goti (BN).

Di famiglia poverissima, con le unghie e con i denti cerca di venir fuori da questa situazione difficile, ma i sacrifici sono tanti e anche se la fortuna aiuta gli audaci, in verità lei non si è mai fatta notare dalle sue parti.

Domenico oggi è  un artigiano, e  anche se la sua vita ha continuato a picchiare duro non può lamentarsi. Tuttavia i salti mortali per arrivare dove oggi si trova cominciano a farsi sentire già da un po', così un po' per sfogo, un po' per il piacere di raccontare, un po' come antidepressivo, il nostro Domenico comincia a scrivere.

Duecento poesie, due libri e decine di racconti brevi che lui chiama ..." favole per poveri".

Comincia così a farsi largo nel panorama artistico dove incontra un po' di consensi, ma lui ha ancora tanto da imparare. In fondo, imparare sempre è il segreto per non invecchiare mai.


QUELLA FACCIA D'ARGENTO

 Questa sera ero stanco

volevo parlare un po' a Dio,

come faccio ormai spesso,

un po' a modo mio.

 

Ma Lui ha troppi figli

e io gli ho chiesto già tanto,

avrà tanti pensieri

più di me sarà stanco.

 

Così ho parlato alla Luna

con la faccia d'argento,

mi sono sfogato,

gli ho detto come mi sento.

 

Sono un uomo ormai stanco

che guarda solo il tramonto,

più volte ferito

da questo misero mondo.

 

Volevo cambiare le cose

ma non ci sono riuscito,

volevo sorrisi per tutti

ma spesso ho fallito.

 

Ho amato in silenzio

ho pianto nel sonno,

ho corso per niente

su strade senza ritorno.

 

Ora parlo alla Luna

come un lupo ferito,

da chi mi segue da sempre

e non mi ha ancora capito.

 

Tante volte ho inciampato

falsi amici ho aiutato,

mi hanno dato del ladro,

mi hanno quasi sparato.

 

Piano piano ho capito

come gira la vita,

ma sono all'ultima mano

di una brutta partita.

 

Giocherò fino in fondo

magari mi capita un asso,

ma so già che nessuno

mi cederà il passo.

 

Occorre coraggio per vivere

e per morire fortuna,

ma che scemo che sono

sto parlando alla Luna.

 

Così alzo lo sguarto

senza quasi un perché

e vedo,... QUELLA FACCIA DARGENTO

che sta piangendo per me.

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IL MALOCCHIO DELLA NONNA
 

Che fosse solo un mal di pancia

o un piccio passeggero,

la mia nonna era sempre lì

con il suo vestito nero.

 

Dalla febbre dei bambini

alla rogna agli animali,

c'era il malocchio della nonna

che curava tutti i mali.

 

A se proprio non riusciva,

era un po'  più grave il fatto,

Lei con il dito dentro l'olio

lo faceva con il piatto.

 

Forse era l'ignoranza,

io a quel tempo ero bambino,

se qualcosa non andava,...

era il malocchio del vicino.

 

E il buon Dio che tutto vede

non era poi così lontano

si girava e sorrideva,

ma era tesa la sua mano.

 

Quante volte avrà aiutato

quella vecchia fattucchiera,

Lei che passava facilmente

dalla magia alla preghiera.

 

Perché la fede è sempre forte

dove alberga povertà,

forse voi non lo sapete,

ma c'era la fame tempo fa.

 

Passò il tempo, forse troppo,

abbandonai quella credenza.

quella donna poi parti

restò vuota la sua stanza.

 

E adesso che i malanni

sono tanti e sono veri,

cara nonna ti ho cercato,

ma questa volta tu con c'eri.

 

Resta di te una vecchia foto,

che ho incastrato nello specchio,

quante rughe sulla faccia

sarà colpa del malocchio.

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